L’annuncio

Che fine ha fatto?
Era il sogno, il fuoco interiore, la motivazione fondamentale che ha spinto i primi missionari del Pime, oltre 150 anni fa, a cercare i posti più lontani e difficili. Erano pronti a morire per realizzarlo, anche brevemente. E’ entrato nelle Costituzioni del Pime come “impegno prioritario” dell’istituto, eppure se si legge la nostra stampa o si ascoltano le conferenze dei missionari, sembra che si sia sciolto come neve al sole. Scomparso!
L’annuncio è passato di moda? I missionari fanno dialogo e s’impegnano per lo sviluppo, la giustizia e hanno paura di annunciare Cristo?
E’ vero, si parla poco di annuncio e dei suoi aspetti concreti, perché si è alla ricerca del nuovo, e chi legge o ascolta vuol conoscere quali nuove risposte si danno ai nuovi problemi, ad esempio quello dei rapporti con altre religioni, del dialogo. Inoltre, c’è un numero non piccolo di lettori e ascoltatori che è sensibile a ciò che riguarda la lotta contro la povertà, l’impegno per la pace, ma ritiene irrilevante, o addirittura fuori tempo l’annuncio diretto del Vangelo.
Ci sono altre ragioni, più valide. L’annuncio, ad esempio, non è tanto frutto di iniziative specifiche; lo stile dei cattolici è quasi sempre ben diverso da quello di altri, che vanno porta a porta a proclamare, o che investono enormi capitali in reti televisive che poi riempiono di prediche. C’è anche un certo pudore a parlare di conversioni e di grazia, una resistenza a ridurre l’opera dello Spirito entro numeri e statistiche.
Eppure, di fatto, insieme alla promozione umana o forse ancora di più, l’annuncio del Regno a cristiani e non cristiani è l’attività principale del Pime.
Lo è addirittura in modo quasi esclusivo in alcuni casi, come in Giappone, ma anche altrove conquista i suoi spazi, spesso discreti e, giustamente, indiretti, cioè attraverso le comunità e i cristiani locali. Ogni anno i nostri missionari hanno la gioia di battezzare o di riaccogliere nella vita della comunità cristiana tante sorelle e fratelli di vari paesi, dal Bangladesh al Brasile, dal Camerun alla Cina, ovunque. In alcuni posti sono gruppi numericamente consistenti, in altri si tratta di poche unità.
Ma quanti? Certamente parecchie migliaia, però – come ho detto – esprimere cifre ci sembra quasi un “tentare Dio”, per il Quale ogni singola persona vale quanto l’umanità intera.
Per non dire di quelli che incontrano Cristo e in qualche modo si convertono a Lui cambiando il cuore, anche se questo non si traduce nel passaggio pieno alla Chiesa. Sono i Nicodemo, le Cananee del Vangelo, al quale Gesù ha prestato attenzione, dei quali ha persino fatto l’elogio anche se non sono entrati nel numero dei suoi discepoli.
No, l’annuncio non è scomparso. E’ intessuto nella trama quotidiana della nostra vita, nutrito di preghiera, espresso e vissuto con umile pazienza, con gioiosa riconoscenza.