Sgomento

Dopo poco meno di due mesi di vita politica quasi normale, inaugurata il 29 dicembre scorso da elezioni parlamentari sorprendentemente tranquille ed eque, il 25 febbraio ha bruscamente interrotto la luna di miele. Presenti rappresentanti delle caserme di tutto il Paese, era in corso la settimana di festeggiamenti per la fondazione dei BDR (Bangladesh Rifles), corpo paramilitare di guardie di frontiera inquadrato da ufficiali dell’esercito.. Il giorno precedente la Primo Ministro aveva visitato il Quartier generale, collocato in un vastissimo terreno dentro la città.
Inizia una riunione, e un gruppo di BDR si scatena uccidendo il generale e 53 ufficiali, e fa scempio dei cadaveri. Uccidono pure vari parenti, alcuni BDR, una ventina di civili impiegati e di passaggio, saccheggiano e incendiano le residenze delle famiglie, occupano il Quartier generale. L’esercito circonda la zona, i ribelli si dichiarano esasperati dalla corruzione dei loro comandanti, dalle paghe basse, dal poco rispetto nei loro confronti. In breve iniziano agitazioni e violenze in altre caserme in varie parti del paese. L’esercito si prepara a vendicare i suoi ufficiali. Quando, dopo frenetiche trattative, la Primo Ministro promette amnistia, i ribelli accettano di deporre le armi, ma non lo fanno finché i carri armati entrano in città e si dispongono per l’attacco. Trentatrè ore di paura e di violenza che sembrano dovute ad uno scoppio di furia collettiva dovuta ad un’esasperazione a lungo repressa.
Inizia il lavoro degli inquirenti, emergono segni difficili da interpretare. Testimoni parlano della presenza di personale esterno, chi era? Come mai i capi della trattativa sono fuggiti? Come mai agivano con il volto coperto da fazzoletti evidentemente uguali, e predisposti? Come mai si trovano armi e materiale non in dotazione ai BDR? Come mai nel poco tempo in cui è durata la rivolta hanno sepolto alla meno peggio la maggior parte degli uccisi in fosse comuni? Come mai molti BDR dichiarano di essere stati colti di sorpresa e costretti a sparare, mentre molti altri sono fuggiti in borghese appena iniziato il massacro?
E’ una storia che si ripete. La strage di intellettuali e universitari effettuata dall’esercito pakistano nel 1971; il massacro del Presidente Mujibur, padre dell’attuale Primo Ministro, e di tutti i familiari nel 1975; l’assassinio in prigione dei 4 artefici dell’indipendenza, sempre nel 1975; l’assassinio del presidente Zia e la successiva impiccagione, molto sospetta, di 12 presunti assassini; un primo attentato, e poi le bombe e le granate che hanno ucciso venti persone e ferito l’attuale Primo Ministro nel 2005 durante una manifestazione…
Era un ammutinamento di soldati arrabbiati, o un complotto che ha privato il Bangladesh di un buon numero dei suoi ufficiali migliori, lasciato le frontiere sguarnite a lungo, contrapposto corpi militari diversi? Si dice che il capo della moschea interna alla caserma sia scomparso; era il collegamento con fondamentalisti, magari con i terroristi che hanno compiuto le stragi di Mumbai? Speravano gli organizzatori di scatenare uno scontro fra diversi corpi militari? A quale scopo?
Da due anni si parla di processare i collaborazionisti che nel 1971 hanno lottato contro l’indipendenza e, insieme ai Pakistani, torturato e massacrato i loro concittadini. Questo governo ha promesso di farlo e qualche criminale di guerra era già stato arrestato. Riemergono i sanguinosi fantasmi del passato, si respira aria di tristezza e sgomento.