Odore

Da una lettera di Nicholas, seminarista che sta trascorrendo l’anno di pratica pastorale in una missione in diocesi di Khulna: “C’è davvero molta povertà qui. Vado un giorno a visitare qualche famiglia. Entro in una casa, e vedo che stanno cuocendo delle ossa, senza neppure un filo di carne attaccato. ‘Che vuoi che faccia – mi dice il papà – non ho soldi per comprare carne, allora al mercato chiedo che mi diano le ossa, così i bambini sentono almeno l’odore della carne’.”

Disagio

Aalpin, inserto settimanale del quotidiano Prothom Alo, pubblicava regolarmente strisce di disegni comici. In settembre ne è apparsa una, in cui un anziano con abiti “islamici” chiede ad un bimbetto: “Come ti chiami?”. “Tutti mi chiamano Babu”. “Bene – gli risponde l’anziano – ma da bravo Musulmano devi ricordare che il primo nome è sempre Mohammad”. In un disegno successivo incontra lo stesso bimbo con un gattino in braccio: “Che bel gattino, come si chiama?”. “Tutti dicono gatto, ma io lo chiamo…(e associa il nome del Profeta a quello della bestiola)”.
L’autore della vignetta è in carcere. Il vicedirettore è stato licenziato. Il governo ha ritirato il
numero di Aalpin e chiuso il settimanale. Diversi gruppi esigono l’arresto, la “punizione semplare” del direttore e la chiusura anche del quotidiano. L’associazione dei giornalisti ha chiesto scusa in varie sedi, il direttore di Prothom Alo s’è fatto ufficialmente perdonare dal capo della principale moschea di Dhaka. I 500 lavoratori del giornale implorano di non essere lasciati senza lavoro a causa di questa “inaccettabile vignetta”. Molta gente che non l’ha vista, infiammata da prediche di moschee e da giornalucoli fondamentalisti, pensa ad orrende rappresentazioni blasfeme diffuse ad arte dal complotto sionista e crociato organizzato per distruggere l’Islam. Vari gruppi hanno inscenato manifestazioni, per la verità non molto seguite, e fermate dalla polizia… Molti musulmani autorevoli, anche capi religiosi, chiedono di darsi una calmata e non esagerare, ma il disagio è evidente.

Primo gradino

Sistemarsi in uno slum (baraccopoli) richiede soldi per pagare l’affitto della baracca e il capomafia locale: non tutti possono permetterselo. Il primo gradino di chi arriva in città con la famiglia e campa pedalando su un riksciò, spaccando mattoni o spazzando le strade è il marciapiede. Dev’essere possibilmente lungo il muro di cinta di un edificio pubblico (scuola, ospedale…), così i proprietari non ti cacciano via. Di giorno, tutti i beni sono avvolti in un telo di plastica e i fagotti di varie famiglie stanno affiancati, così si custodiscono meglio. Due mattoni e una pentola sono la cucina, una bottiglia di plastica la scorta d’acqua. La notte si apre il fagotto. Se fa caldo e non piove, una zanzariera viene ancorata sopra il muretto (m.1,70 circa) e il bordo opposto viene fissato a terra con mattoni. Tenda triangolare dunque: parete, marciapiede, zanzariera. Larghezza media alla base m.1,20. Tutti i beni e i membri della famiglia si infilano sotto per dormire. Se piove o fa freddo, sopra la zanzariera si colloca il telo di plastica. Durante la stagione del monsone, varietà: due, tre, quattro volte ci si alza per togliere il telo soffocante, per rimetterlo perché piove, per fissare di nuovo i lembi del telo sollevati dalle improvvise folate… notti che non annoiano insomma, notti eccitanti!

Mendicanti

A maggioranza schiacciante, il Parlamento ha approvato una legge che proibisce la mendicità. Chiunque sia trovato a mendicare verrà punito con tre mesi di carcere e 5.000 taka di multa.
Ipotesi 1: i Parlamentari della Repubblica del Bangladesh non sanno in che paese vivono, e ritengono che questa legge possa essere applicata. Ipotesi 2: i Parlamentari sanno benissimo dove vivono, e che la legge non avrà seguito, ma pensano che tutti gli abitanti della Repubblica del Bangladesh siano stupidi, perciò l’hanno approvata sperando di farli contenti.- Aspetto di vedere il poliziotto che prende in braccio l’uomo senza le gambe e un braccio che ogni giorno si rotola avanti e indietro sul marciapiede di questo quartiere gridando “Allah, Allah”, lo porta e lo tiene tre mesi in galera (nessun pericolo di fuga!), e gli fa pagare 5.000 taka.

Punto e a capo

Dopo aver esaminato infinite ipotesi, e essersi chiesti “chi c’è dietro” e “chi ci guadagna”, l’inchiesta sul massacro effettuato il 25 febbraio scorso nel quartier generale dei BDR (Guardie di frontiera) a Pilkhana, Dhaka, torna all’ipotesi iniziale della rivolta spontanea. Molti membri della truppa avrebbero preparato una serie di punti di protesta da presentare agli ufficiali nel giorno della festa dei BDR, ma quando il loro delegato si è fatto avanti per consegnare il documento, giunto vicino agli ufficiali è caduto a terra colto da malore. S’è sparsa la voce che lo avessero ucciso e si sono scatenate alcune ore di furia in cui s’è sfogata l’ ira repressa per anni specialmente per la corruzione, i favoritismi, le paghe basse. Oltre 100 persone in tutto, fra cui circa 70 ufficiali sono stati massacrati. È seguito il panico: sfregio sui cadaveri, sepolture affrettate, fughe, tentativo di allargare la rivolta ad altre caserme, furto di armi e saccheggio delle case degli ufficiali… Ora nessuno sa come rimettere in piedi la baracca e ritrovare le armi sparite.

Volume

Un gruppo di Imam e di autorità religiose islamiche si è pronunciato contro il volume troppo alto degli altoparlanti sui minareti delle moschee. Aumentando il volume non si aumenta l’onore a Dio, né la fede di quelli a cui si rompono i timpani. In alcuni casi, il richiamo alla preghiera si può sentire fino a 5 chilometri di distanza, anche se ci sono altre moschee a poche centinaia di metri. Quando poi da più moschee vicine il richiamo è cantato allo stesso tempo, si sente solo un gran chiasso senza distinguere le parole. Abbassate il volume per rispetto alla preghiera!

Poth amader-o

Sempre più numerose sono le donne, anche giovani, che portano veli, o la burka che lascia scoperti solo gli occhi e – in alcune versioni più severe – nemmeno quelli: vedono attraverso il velo nero. Altre hanno dato il via al movimento “Poth amader-o”, che significa “la strada è anche nostra”. Si scambiano e pubblicano riflessioni e testimonianze sul disagio che provano a camminare per le strade, andare al bazar, viaggiare sul risciò. “Vorrei essere invisibile” scrive una, e una studentessa universitaria: “Ogni volta che devo uscire cerco una scusa per non farlo, e se esco mi sento in colpa”. Il rimedio non sta nel coprirsi ancora di più o nel restare a casa, ma nel convincersi che “la strada è anche nostra”, che se gli uomini guardano con insistenza o fanno commenti pesanti, il problema è loro. “Non uso più il tettuccio del risciò, che è fatto per riparare dalla pioggia, non dallo sguardo degli uomini. Oltre tutto sono alta, e ci batto pure la testa: a che pro?”, spiega una, e aggiunge: “Se qualcuno tocca o molesta, fa una cosa vergognosa per lui, non per la donna.” Una giovane signora, dopo aver descritto i disagi provati per molti anni, spiega: “Ho imparato a strillare subito, appena mi toccano. È un’arma che non costa nulla, educa, funziona sempre ottimamente: imparate ad usarla!”

Silvia

Moldava: “L’unico paese europeo che ha ancora un primo ministro comunista, e anche il più povero…”. Laureata in lettere, due figlie che studiano a Parigi, per mantenerle lascia il lavoro di critica letteraria di una rivista e fa la baby sitter di una famiglia a dir poco composita: lui svedese, lei americana, con due figli del primo matrimonio di lei affidati al suo secondo marito ora che vivono separati. La apprezzano moltissimo, e le chiedono di andare con loro per due anni in Cambogia, poi vengono in Bangladesh, e lei ancora li segue. Di famiglia ortodossa, scopre la chiesa del seminario e incomincia a venire alla Messa in inglese del venerdì mattina. Conosce 5 lingue,  predilige l’italiano, imparato da sola guardando la televisione, e chiede qualcosa da leggere. Le do i Quattro Vangeli e gli Atti degli Apostoli. “Conoscevo il vangelo a pezzetti sparsi, trovati nelle opere letterarie che studiavo…”. Ora legge e rilegge, medita, chiede, cerca di capire, è affascinata.

Depistaggi

Il 24 agosto 2005 una manifestazione dell’Awami League (AL) – partito allora all’opposizione – nel cuore di Dhaka era stata assalita con granate e colpi di mitragliatrice da uomini appostati su tutti gli edifici intorno. Venti morti, centinaia di feriti, la Segretario dell’AL Sheikh Hasina scampa per un pelo e subisce lesioni a un orecchio. La primo ministro Khaleda Zia dice che la strage è frutto di una faida interna all’AL. Gli investigatori arrestano un ladruncolo che confessa di essere l’autore della strage e tira in ballo i guerriglieri dell’India, con vari oscuri complici.
Pochi giorni fa, sotto il nuovo governo, i tre responsabili della indagini sono stati denunciati per avere depistato le ricerche, accusato e fatto confessare sotto tortura alcune persone, cancellato le prove. I tre si sono dati alla fuga.