Affetto alimentare

Al malato si portano fiori, biscotti, frutta… ma cucinare per lui qualcosa con le proprie mani è il massimo segno di affetto. “Stai male perché mangi male. Prendi questo che fa bene, senza spezie, preparato apposta…” Non prendere, almeno un poco, più che offendere significa dare un dolore grande, un segno che non ci si fida, che si pensa l’altro incapace di fare qualcosa per te, che si preferisce il cibo di persone più intime, o magari che si è così asceticamente santi da rinunciare alla leccornia portata per mangiare invece il cibo dell’ospedale, da tutti unanimemente ritenuto una schifezza… Si prende. E la gioia di chi dona ripaga ampiamente il disagio di un piatto di noodles all’ora del tè, del terzo petto di pollo della giornata, o di due minestre consecutive per la stessa cena…