Arresti

I tanto annunciati processi per crimini di guerra o contro l’umanità commessi durante la guerra di indipendenza del 1971 non riescono a decollare. Le denunce non mancano, ma non manca pure chi frena in tutti i modi, o denuncia a casaccio per creare confusione. C’è chi pensa che il fulmineo ammutinamento delle guardie di frontiera, che a Dhaka uccisero una settantina di ufficiali nel febbraio dell’anno scorso, fosse un complotto che intendeva mettere in difficoltà il governo. I “pezzi grossi” del partito islamico Jamaat-islam sono sotto tiro: tutti, durante la guerra, appartenevano alle famigerate brigate filo-pakistane che combattevano contro i partigiani indipendentisti, sostenendo che lo staccarsi dal Pakistan era un pericolosissimo atto contro l’Islam. Pochi giorni fa tre di loro, fra cui il Segretario Generale, sono stati arrestati, e ora vengono interrogati in riferimento ad un enorme numero di casi che hanno disturbato o insanguinato la vita di questi ultimi anni: il ritrovamento di 10 camion di armi nascoste in un capannone di fertilizzanti e destinate non si sa a chi, l’attentato ad Hasina, allora capo dell’opposizione e oggi al governo, l’ammutinamento ricordato sopra, omicidi politici… Decine di militanti vengono arrestati in varie parti del paese, e il Partito nazionalista BNP, alleato del Jamaat, reagisce debolmente. Il tema dei crimini di guerra è scottante: la maggioranza della gente vuole i processi, ma processi seri significherebbero rovina per non pochi eminenti politici, professionisti, e imprenditori.