Com’è possibile?

“Come mai questo clima di sospetto? E’ così da sempre o c’è una situazione particolare adesso?” chiede Silvia, mentre Mario commenta: “Che notizia terribile! Ma questo sprezzo per la vita umana è una cosa eccezionale, oppure è diffuso in larghe frange della società bengalese?” Entrambi si riferiscono ad una scheggia intitolata “Malinteso” dello scorso ottobre. Raccontava di un gruppo di sette giovani che una notte, in una zona periferica di Dhaka, la popolazione ha ritenuto briganti, e perciò ha assalito linciandone sei. L’unico sopravvissuto è riuscito a far emergere che si trattava di studenti pacificamente andati a contemplare la luna sulla riva del fiume, e che la polizia è stata complice del massacro.
Non mi è facile rispondere. Tra la gente si dice che in questi ultimi tempi l’insicurezza cresce per l’aumento di furti, assalti a individui, famiglie, gruppi di case nei villaggi, taglieggiamenti, punizioni e vendette mafiose. Le forze dell’ordine sono inefficienti e corrotte, un loro intervento spesso rende la situazione peggiore, e comporta sempre un grosso onere economico. L’attuale governo era stato preceduto da due anni di regime semi dittatoriale, che aveva usato la mano pesante con le illegalità. Con il ritorno del governo eletto la malavita ha rialzato la cresta, molti criminali fuggiti all’estero sono rientrati, non pochi per rimettersi a servizio della politica.
L’insicurezza di cui parla Silvia sembra aumenti periodicamente, specialmente quando il governo in carica inizia a logorarsi, e l’opposizione torna all’attacco con raffiche di manifestazioni e scioperi. 
Quanto allo “sprezzo per la vita”, posso dire che sono quasi quotidiane le notizie di linciaggi di veri o presunti ladri, di maltrattamenti e spesso uccisione di giovani domestiche, di pestaggio e uccisioni per lo più con il fuoco di giovani spose per ragioni di dote, di uso dell’acido per sfigurare la ragazza che resiste al volere del maschio. Ci sono frequenti scontri fra centinaia di persone per dispute su terre in zone rurali, regolamenti di conti per il controllo di mercati, rapimenti operati “alla buona” per avere riscatti, che spesso terminano con la morte del rapito. Nelle zone del delta i pescatori lavorano sotto la continua minaccia dei pirati, che rapiscono, derubano e spesso uccidono anche molte persone insieme. Il commercio di organi per trapianti, o peggio il rapimento per prelevare organi, o per mettere in vendita schiavi del sesso, o del lavoro, sono un altro segnale che la vita vale poco. Lo stesso modo di guidare camion e autobus, così come l’alto rischio delle condizioni di lavoro nell’edilizia, è segno di scarsa attenzione alla vita. E’ normale, dopo un incidente, fuggire oppure, se l’autista viene bloccato, pestarlo selvaggiamente, a volte fino a ucciderlo. La politica ricorre spesso alla violenza, con morti e feriti, anche fra gruppi dello stesso partito, per sostenere un candidato, o per imporre il controllo di certe zone.
Sì, di violenza se ne trova tanta, e il senso del valore della vita umana sembra scarso.
Ogni tipo di violenza ha forse una motivazione diversa: un radicato maschilismo; il rapido diffondersi di una ricchezza sproporzionata alle abitudini di una larga fetta della popolazione… la scarsità di terre e il loro prezzo crescente rendono feroci le dispute per la proprietà; la mancanza di tradizione e formazione democratica lasciano spazio a politici che trovano normale usare la forza, i soldi, l’inganno per raggiungere e mantenere il potere.
Eppure rimango convinto che si tratti, come dice Mario, di “larghe frange” della società bengalese, mentre la maggioranza della popolazione è fondamentalmente pacifica e buona.