Nebbia

Processare i responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità, commessi durante il conflitto che nel 1971 ha portato il Bangladesh all’indipendenza dal Pakistan, era un punto forte del programma elettorale dell’Awami League. Stravinte le elezioni nel 2008, dopo le prime trionfanti e bellicose dichiarazioni che scatenarono la corsa alle denunce, cala il silenzio. Nel febbraio 2009 un inspiegato ammutinamento del corpo delle guardie di frontiera, che massacrano in poche ore 70 loro ufficiali e molti civili, viene da qualcuno ritenuto un tentativo di destabilizzare il governo e non lasciar organizzare i processi. Ma con una certa lentezza e qualche contraddizione vengono formate le corti che dovrebbero agire secondo gli standard di giustizia internazionali, e iniziano le indagini. Tutto lo stato maggiore del partito islamico Jamaat-Islam viene arrestato, fra manifestazioni e proteste. Le accuse fioccano, entra in carcere anche qualche pezzo grosso del principale partito di opposizione, il BNP che, finora in posizione di imbarazzante neutralità sulla faccenda, esce con dichiarazioni sempre più esplicite volte a persuadere che “questi processi non s’hanno da fare, né domani né mai”. Si mobilitano organizzazioni per i diritti civili, associazioni di ex partigiani, studenti. Scontri anche molto violenti fra studenti Jamaat-Islami e Awami League. Il mese scorso, lo stato maggiore dell’esercito fa sapere ai media di avere appena sventato un tentativo di colpo di stato, elaborato da un ex militare e molti colleghi ancora in servizio, tutti di orientamento islamico fondamentalista. Il motivo esplicito sarebbe stato quello di bloccare i processi, oltre che creare una repubblica islamica filo-pakistana. Vero tentativo di colpo di stato, o messa in scena dell’esercito per dare una spinta a favore dei processi?
Si va avanti, con l’impressione che si sappia ben poco di ciò che realmente sta avvenendo, e perché. Navigazione nella nebbia fitta.