Voce

Una voce sottile, dolce, ferma, percorre con perfetta intonazione un bellissimo canto di Tagore che invoca lo Spirito. E’ una bimba di nove anni, ma non canta da bimba, né per dare spettacolo. Quelle parole e quella musica sono come trasfigurate dalla sua interpretazione, dal suo pregare.
L’emozione è quasi insopportabile per la bellezza del canto, e perché la bocca da cui sgorga quella preghiera è un taglio informe, il viso una maschera spaventosa che sembra di cuoio scuro, priva di espressione, gli occhi gonfi con il taglio irregolare, i capelli a ciocche alternate a chiazze di pelle bruciata. Aveva solo dieci mesi, Sima, quando suo padre, seccato perché avrebbe voluto un maschio, perché era scura di pelle, e perché aveva litigato con la sua mamma, decise di eliminarla versandole sul volto acido corrosivo.
Ne ho parlato in una scheggia qualche tempo fa. Presa in cura da “Acid Survivors”, un’organizzazione che si occupa della riabilitazione di sopravvissuti a questa esperienza devastante, Sima ha subito tante operazioni, tantissima sofferenza, è cresciuta nella graduale consapevolezza della sua condizione che la rende ributtante per chi la vede.
Ora, finalmente, è arrivata a “Snehonir” (La casa dell’affetto) insieme ad una piccola amica, Seila, anch’essa vittima – meno grave – dell’acido. I ragazzi e le ragazze di Snehonir le aspettavano, ma il primo incontro è stato sconvolgente anche per loro. La bimba che dorme nel letto accanto a quello di Sima la prima notte non ha chiuso occhio. Poi, dopo un sereno colloquio e tanto affetto da parte di suor Dipika, s’è tranquillizata, e ora sono amiche. Seila si sta rivelando piena di umorismo e un’imprevedibile sorgente di scherzi. Sima ride, scherza, studia, gioca con gli altri. Sono parte della famiglia, e Sima non telefona più alla mamma: “Portami via di qui” ma le spiega: “Non piangere quando vai via, perché io sono proprio felice”.
Il suo canto mi è sembrato un miracolo.

Sima e' in prima fila, a destra, seduta. Seila e' anchessa in prima fila, accanto alla barella, seminascosta dal bimbo accovacciato

Sima è in prima fila, a destra, seduta. Seila è anch'essa in prima fila, seminascosta dal bimbo accovacciato

 

Sima con suor Dipika, direttrice dello Snehanir

 Entrambe le foto sono state scattate al monumento nazionale dell’Indipendenza, il 3 febbraio

1 pensiero su “Voce

  1. Caro padre Franco,
    questa scheggia è sconvolgente, nel mostrare come l’amore di Dio sia sempre più grande della cattiveria dell’uomo.
    Anche in questo caso, Dio non è intervenuto per punire il colpevole, ma per guarire la vittima dalla sua terribile ferita interiore, pur lasciandole sul corpo le conseguenze “fisiche”.
    Mi rendo conto che anche le poche parole che ho scritto sono già di troppo, di fronte al grande mistero che emana da questa storia… voglio solo aggiungere che essa mi ha profondamente commosso… grazie!!!

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