Madonna del Bosco

Il santuario della Madonna del Bosco, piccolo ma molto conosciuto e amato in Brianza, è uno dei luoghi della memoria del PIME: a poca distanza da Villa Grugana, la prima villa regalata all’Istituto quando muoveva i suoi primissimi passi. È rimasta fino ad oggi come centro di formazione e animazione, affiancata dal piccolo, incantevole cimitero che raccoglie molti missionari del PIME morti in Italia, e i nomi di tutti i nostri defunti, sepolti vicino o lontano.
Alla Madonna del Bosco, il 18 maggio, Regan Gomes e Simon Marandi hanno pronunciato la “Promessa iniziale” che conferma il loro cammino per diventare missionari del PIME. Sono del Bangladesh, bengalese il primo, santal il secondo. Con loro studiano teologia a Monza altri due di questa nostra terra: Dominic Haska, pure lui santal e già in seconda teologia, e Ripon Mondol, bengalese, che inizia i corsi teologici a settembre.

Libri

Finalmente è arrivato, l’ho preso in mano e ho sentito il buon profumo di libro appena stampato! Pubblicato mesi fa, il mio libretto mi ha raggiunto solo ora, dopo aver attraversato mari e monti.
Vi risparmio gli elogi dell’Autore, che vi è noto in tutto il suo valore. La copertina – l’ho già scritto – mi piace molto. Formato piccolo, titolo generico e scialbo, perfino fuorviante, perché i contenuti sfuggono a una classificazione: sono, per dirla in sintesi, un minestrone. Il New York Times e Il Quotidiano del Popolo di Pechino non lo hanno recensito. In compenso il prezzo, visto dal Bangladesh, fa paura: 14 euro (no, non per 10 copie, per una sola!).
Lo lasciamo invecchiare sugli scaffali, o andrete in libreria a comprarlo? È il primo libro per cui mi pagheranno i diritti d’autore, sogno di comprarmi una Ferrari… Se non lo trovate, minacciate il libraio; se vi dicono che è esaurito, non credeteci. Se lo fosse davvero, aspettate perché sto trattando per pubblicare una traduzione in ugaritico. O, in alternativa, in bergamasco.
E se poi non trovate neppure le traduzioni, allora consideratevi fortunati: lasciate perdere il mio e comprate il libro appena pubblicato di Fabrizio Calegari. Anche p. Fabrizio è missionario in Bangladesh, di lui come autore posso fare senza scrupoli un sincero elogio: scrive cose belle, scrive bene, è capace pure di commuovervi. E costa solo 10 euro!

Franco Cagnasso, Il Vangelo del Dialogo, EDB, Bologna, 2013, € 14
Fabrizio Calegari, Il Cuore Altrove, PIMedit, Milano, 2013, € 10

Sindacati

Le fabbriche registrate sarebbero in Bangladesh 28.236, ma salgono a circa 150.000 se si calcolano quelle “informali”. I lavoratori sopra i 15 anni di età sarebbero 54.100.000, di cui l’88,5% nel settore informale. 2.100.000 lavoratori, cioè il 3,88% del totale, sono iscritti a 7.106 diversi sindacati riconosciuti. Alcuni sindacalisti sostengono che nell’anno dell’indipendenza, il 1971, il 10% dei lavoratori fosse sindacalizzato, quindi la percentuale è diminuita e continua a diminuire. Invece l’Ufficio Nazionale del Lavoro sostiene che il numero degli iscritti sta lentamente salendo.
Le cause di questa scarsissima partecipazione e della polverizzazione dei sindacati? Awami League e Bangladesh National Party sono entrati sulla scena creando organizzazioni sindacali che sono in realtà ramificazioni dei loro partiti, a cui devono obbedienza e sostegno. L’ufficio Nazionale del Lavoro, cui i sindacati devono fornire le liste degli iscritti in ciascuna fabbrica, passerebbe segretamente i nomi ai datori di lavoro. Nelle zone speciali create per gli investimenti stranieri e per l’esportazione, i sindacati sono proibiti. Le divisioni ideologiche prevalgono sull’attenzione ai bisogni concreti dei lavoratori. La corruzione dilaga e molti leader sindacalisti sono in realtà capi-mafia che usano le organizzazioni per i loro vantaggi, spesso gli uni contro gli altri.
Tragedie come quelle della Tasrheen, con oltre cento operai uccisi nell’incendio, o quella di Savar, con oltre 800 operai morti nel crollo dell’edificio, provocano fiammate d’ira e vandalismi violentissimi, ma si spengono presto…

Achille

Cinque volte il monte Bianco, tre volte il Rosa, una volta il Cervino; appassionato di musica classica, specie Beethoven e Wagner, e di cinema francese, organizza con gli amici un viaggio in auto da Milano a Calcutta… e là ci casca come una pera! Va a visitare l’opera di Madre Teresa, s’incontra con lei, si ferma come volontario una, due, tre volte. Poiché non riesce ad avere il visa per restare in India, aggancia il PIME come “associato” per tre anni, e dopo un corsetto di leprologia, nel 1977 arriva nel posto più vicino possibile: il Bangladesh.
Trascorre qualche anno a Rohanpur, aiutando nelle “cliniche” settimanali per gli ammalati di lebbra, rinnovando varie volte il contratto di associazione. Ha grande ammirazione e amore per il PIME, ma non entra: custodisce gelosamente fino alla fine la sua personale indipendenza.
Torna per qualche anno in Italia, dove cura fino alla morte i genitori anziani. Dopo di che, ancora Bangladesh, ma questa volta lo accoglie Valerie Taylor, una signora inglese fondatrice e direttrice, vicino a Dhaka, di un noto ospedale specializzato in recupero per traumatizzati. Anche lì, come volontario, assiste, imbocca, massaggia, accompagna i primi passi, pulisce. Valerie lo apprezza per la sua semplicità e disponibilità. Il PIME gli fa da sponda, accogliendolo nei fine settimana per riposo, dormite, cibo buono, preghiera. Quando anche Valerie gli dice che è ormai troppo faticoso per lui continuare, inizia la terza fase: residenza al PIME e tutte le mattine, pian piano, dalle suore di Madre Teresa – sempre ad imboccare, ascoltare, pulire, accarezzare. Gli piace andare in autobus, per sentirsi immerso nella vita quotidiana dei poveri. Di cinema, musica, soprattutto della montagna ha ricordi vivissimi, entusiasti, e invecchiando, parla sempre più spesso; ma nessun rimpianto, anzi! “Mi dispiace di non aver incominciato prima il mio servizio, speriamo che il Signore non sia arrabbiato con me…”.
A 81 anni compiuti, anche andare dalle suore diventa gradualmente troppo faticoso e pericoloso. Con immenso rammarico, a 36 anni dal suo primo arrivo, ritorna nella sua Milano. Grazie Achille, libero cittadino del Regno di Dio!

Commenti

“Gli organizzatori dello sciopero, arrabbiati perché gli operai erano andati a lavorare, sono saliti nelle fabbriche agli ultimi piani del palazzo, per costringerli ad uscire. Poiché si rifiutavano, hanno violentemente scosso i pilastri di sostegno e pure la cancellata, e tutto è crollato. Faremo un’indagine…” Così Mk Alamgir, ministro degli interni, ha spiegato perché un palazzo di 8 piani si è sbriciolato in pochi secondi a Savar 14 giorni fa. Le salme recuperate fino ad oggi sono oltre 800, centinaia i dispersi.
Ersad, ex dittatore, ex presidente della repubblica, ex carcerato per corruzione, attuale presidente del Partito del Popolo ha commentato: “Il ministro è un malato mentale”.

Come topi

“Ci sarà?” “No, per domani sembra di no.” “Magari! Però a me hanno detto… oh ciao, tu hai sentito qualcosa?” “Boh, ho sentito dire che c’è, ma non ancora confermato” “Chi lo proclama? Jamaat? BNP?” “Chi dice BNP chi dice Hefajat” “Ma no! Hefajat l’ha annunciato per dopodomani…” “Oggi dai megafoni minacciavano di brutto chi andrà in giro domattina, ma non ho capito chi lo facesse” “Allora, se pure domani c’è, siamo di nuovo a tre giorni di fila…” “No, io so che non sarà a livello nazionale, ma a Dhaka e in qualche altro distretto…”
Sono i nostri discorsi quasi ossessionanti, sempre più frequenti.
E le telefonate? Peggio!
“Dovevo andare a Mymensingh, invece sono a Dhaka, bloccato da due giorni…” “E io? Avevo il biglietto per Dinajpur, ma da oggi sono bloccato per tre giorni a Rajshahi, sciopero locale: qui il Jamaat domina”.
Viaggi su un autobus. Si ferma. Confabulano, telefonano, chiamano l’ufficio centrale…poi di bocca in bocca arriva l’informazione: stiamo entrando nel distretto di Nator, se proseguiamo sono guai. Tre ore di attesa, sperando che finisca.
Come i topi, prima di uscire, mettono sospettosamente la testa fuori dalla tana, per vedere e fiutare se c’è un gatto in giro, noi cerchiamo guardinghi gli spiragli fra uno sciopero e l’altro – magari dalle 6 di sera alle 6 del mattino seguente – per passare in fretta da un posto all’altro e rintanarci di nuovo…
Vogliamo metterla allegramente? E’ (quasi) come fare lo slalom speciale fra le nevi del Sestriere!

Crollo

Oggi – 24 aprile 2013 – a Savar, trenta chilometri da Dhaka, è crollato un palazzo di otto piani. Era stato costruito sopra uno stagno frettolosamente riempito, in una zona incredibilmente affollata di palazzi, fabbriche, baracche, una vera fungaia urbana. Conteneva una banca, negozi, laboratori, specialmente di abiti. Ispezionato dopo che erano apparse crepe preoccupanti, era stato dichiarato inagibile. Questa mattina molti dipendenti sono stati obbligati ad entrarvi per lavorare. Dicono ci fossero, distribuiti sugli otto piani, oltre duemila persone. Fino a questa sera hanno recuperato in tutto 143 salme.