Non tutti

“Il Rana Plaza ospitava 6 fabbriche tessili tra il 3° e l’8° piano, e più di 3mila persone, ammassate a produrre come topi in trappola nelle fabbriche tipo del 21° secolo, dove i lavoratori tessili si sfiniscono in turni produttivi massacranti per rispondere alle richieste del mercato internazionale: bassissimi costi, just-in-time, flessibilità totale in barba alle regole e alle convenzioni internazionali (…) Lavoratori, ridotti a merce da scambiare al miglior prezzo. 38 dollari al mese, per recarsi in fabbriche malsane e insicure, lavorare 12 ore al giorno e rinunciare a priori a qualunque sogno di emancipazione e futuro…”.
Fra le tantissime possibili, questa è la citazione di un articolo che – dopo la tragedia del palazzo crollato a Savar – descrive la situazione dei lavoratori in Bangladesh. In termini generali è vera, purtroppo.
Ma dire che non tutto è così, oltre ad essere giusto, può incoraggiare a capire che cambiare è possibile, e perciò diventa ancora più doveroso.
Fra le ditte che operavano agli ultimi piani del palazzo crollato c’era anche la Phantom, di cui scrive Fratel Massimo Cattaneo, direttore della Novara Technical School del PIME:
La scuola tecnica che dirigo è in stretta collaborazione con la ditta Phantom, che ci ha concretamente aiutato nell’avviare un training per operatrici di macchina da cucire nella nostra sede di Dinajpur. Ci sono state donate tutte le macchine da cucire e l’attrezzatura relativa; dal 2008 Phantom paga lo stipendio dei tecnici che insegnano nel nostro centro educativo e regala tutto il materiale necessario allo svolgimento delle lezioni pratiche. I corsi hanno una durata media di otto mesi e le ragazze vi partecipano al prezzo simbolico di due euro al mese.
Alle ragazze che completano il corso è sempre offerta la possibilità di un impiego alla Phantom o in altre ditte nel settore abbigliamento.
Un buon numero era tuttora impiegato in Phantom, in quanto l’ambiente e le condizioni di lavoro erano decisamente migliori rispetto allo standard locale.
Più volte sono stato in visita alla ditta e sono sempre restato soddisfatto nel constatare che il responsabile, sig. Aminul, aveva attenzioni che andavano ben oltre il semplice interesse economico ed imprenditoriale. L’ambiente spazioso, ben arieggiato e ben illuminato, rendeva le condizioni di lavoro assolutamente confortevoli.
La ditta per molti anni ha lavorato con l’estero e si era adeguata agli standard internazionali anche sulle norme di sicurezza: attrezzatura antincendio, vie di fuga ampie, sempre libere e con segnaletica fosforescente, periodiche simulazioni di evacuazione in caso di emergenza, uno spazioso ambulatorio con attrezzatura di pronto intervento e personale sanitario sempre presente.
Più volte il personale dirigente di Phantom ci ha raccomandato di accogliere nei nostri corsi solo ragazze di età superiore ai 18 anni, altrimenti non avrebbero potuto offrire loro un impiego lavorativo in ditta, pur avendo completato il training.
Ho avuto il piacere di essere ospite del Sig. Aminul anche al di fuori dell’ambiente lavorativo e vi posso assicurare che è una persona squisita, un imprenditore che ha capito l’importanza ti mantenere le condizioni di lavoro al miglior livello possibile, non solo per il bene stesso della ditta, ma soprattutto come dovere morale nei confronti dei dipendenti, secondo gli insegnamenti dalla religione islamica.
Purtroppo non era un tecnico edile e si è fidato di chi gli garantiva l’assenza di pericolo quello stesso giorno del crollo.”
Fratel Massimo commenta:
“Il grande colpevole di gran parte dei mali di questo Paese è la corruzione che permette tutto l’illecito che si può immaginare, basta avere i soldi per coprirlo. E così è stato possibile costruire un palazzo di 9 piani su fondamenta previste per soli 5, senza che nessuno controllo fosse eseguito.”

1 pensiero su “Non tutti

  1. Grazie padre Franco per l’articolo La potremmo chiamare per una diretta telefonica a Radio3Mondo domani 7 giugno tra le 11 e le 11.30 ora italiana?
    Parliamo di lavoro in Asia…

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