Rendicontazione

Si tratta di cosa giusta e doverosa: enti, associazioni, onlus varie, e anche privati che aiutano economicamente i missionari per qualche progetto sociale, educativo, ecc. chiedono di sapere che fine fanno i soldi che hanno donato. Per questo il PIME ha preparato formulari e moduli da riempire con descrizioni e calcoli che rispondano ai canoni di una corretta amministrazione, con date di scadenza, fotografie, norme varie. Riempiti debitamente i formulari e fornite le ricevute, la “rendicontazione” è pronta, a disposizione di chi la vuol vedere. Tutto bene.
Ma se io capisco poco di amministrazione? Se il missionario Tizio inizia il progetto poi viene richiamato dal suo vescovo e il rendiconto viene scaricato su di me? Se il responsabile, un bengalese che non conosce l’italiano e sa un inglese incomprensibile, chiede aiuto, mi dà in mano un plico e se ne va? Se la cuoca ha usato tutte le ricevute per avviare il fuoco su cui cuoce il riso? Se il missionario Caio ne sa ancora meno di me, chiede che gli spieghi, e più io spiego, più ci confondiamo le idee? Assorbito, travolto, preoccupato, divertito, impegnato – e pure imprecante – per tutte queste cose, mi ritengo fortunato perché quando ho deciso di fare il missionario non le prevedevo: altrimenti avrei fatto il ragioniere…
“Tutta colpa della “rendicontazione” vorrei scrivere, per giustificare i quasi due mesi in cui non ho mandato “schegge”. Ma non sarebbe del tutto vero: la pigrizia ha la sua parte. E anche una meditazione che non vorrei concludere troppo presto: stiamo dando troppo tempo a opere e progetti?

2 pensieri su “Rendicontazione

  1. Caro padre Franco,

    hai tutta la mia comprensione!
    Anch’io odio le scartoffie, per quanto, come te, devo riconoscere che sono necessarie.

    È interessante la riflessione che proponi alla fine, che secondo me si applica a tante situazioni della nostra vita, e non solo a questa…

    Tutto il nostro “fare” ha un senso ed un valore solo in quanto espressione del nostro “amare”. E invece è sempre presente il rischio che il “fare” occupi tutto l’orizzonte della nostra vita, fino a farci perdere la consapevolezza delle motivazioi profonde di ciò che facciamo, ed il gusto di agire guidati dall’amore.

    Credo che sia necessaria una vita di preghiera profonda, non solo con “tempi” adeguati, ma anche con una vera apertura del cuore, per permettere al nostro amore di superare questa prova.

    Grazie, comunque, per il tuo lavoro di “ragioniere”, necessario alla carità per andare aventi, e grazie per questa “scheggia” che mi ha fatto riflettere.

    Pace e Bene!
    Mario

  2. Grazie Mario delle tue osservazioni, che condivido. Da tempo non ti facevi piu’ vivo e mi ha fatto piacere rileggerti, anche se rispondo in ritardo.
    Il Signore ti benedica
    p. Franco

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