Pellegrinaggio

Eravamo in piena settimana santa: martedì e mercoledì, 15-16 aprile scorso. La decisione di tenere l’annuale pellegrinaggio diocesano dei “diversamente abili” era stata presa all’ultimissimo momento, scegliendo come luogo di pellegrinaggio la struttura di Snehanir, la “Casa della tenerezza” dove abita il gruppo che io seguo. Io mi ero precipitato pieno di rabbia, indignazione e preoccupazione: perché non pensarci prima? Come ce la caveremo?
Se la sono cavata benissimo. Il numero dei partecipanti è stato pressapoco come al solito, mentre i ragazzi di Snehanir si son dati da fare con entusiasmo, ordinati e bene organizzati da suor Dipika, che anche in mezzo a una situazione del genere sembra che non abbia nulla da fare, ma riesce a fare tutto. E abbiamo pure mangiato benino…!
Giornate di preghiera intensa, aiutate da una “Via Crucis” dove non c’era bisogno di parole per capire che Gesù ha portato la Croce perché anche gli “ultimi” si sentano accolti – e i più vicini a Lui. Giornate di gioia, anche se si dormiva per terra e le zanzare hanno banchettato alla grande. Giornate di condivisione intensa, che mi ha sorpreso per la libertà e la profondità: storie di sofferenza grande, soprattutto di mamme, giudicate “colpevoli” per avere un figlio o una figlia con handicap, senza aiuti, a volte anche lasciate dal marito. Le “star” delle giornate erano tre: “il medico” come tutti lo chiamano, Flora e Martin. Affetti da gravi problemi motori, tutti e tre in modi diversi hanno lottato e sono arrivati ad una posizione di autonomia. “Il medico” gestisce un piccolo studio “di medicina di villaggio”, Flora lavora alla Caritas in un progetto per bambini di strada, Martin dalla barella su cui deve sempre stare sdraiato lavora come contabile.
Le loro storie hanno dato speranza a tutti.