Crescendo

Dal 5 gennaio a oggi (29 gennaio 2015) l’opposizione (BNP + Jamaat-ul-Islam) ha proclamato il blocco totale, ad oltranza, di tutto il traffico, per far cadere il governo e avere nuove elezioni; di tanto in tanto, si aggiungono giornate extra di sciopero generale, nazionale o per regioni. In realtà, il traffico e le attività ordinarie a Dhaka proseguono quasi indisturbate, mentre in tutto il resto del Paese la situazione è pesante: quasi impossibile viaggiare, merci non consegnate, rifornimenti che scarseggiano, i prodotti agricoli marciscono nei campi, e i prezzi crollano nelle zone rurali, mentre crescono enormemente nelle città. I lavoratori a giornata fanno fame.
L’adesione al blocco, pur in calo, è ampia, perché buttando qualche bomba incendiaria, anche non grande, dentro un autobus, o nella cabina di un camion, con qualche morto e molti ustionati, e anche i più duri di testa capiscono che è meglio stare a casa. La mano d’opera per questi “servizi” non manca: basta girare nelle baraccopoli promettendo soldi a chi incendia. I giornali offrono i bollettini quotidiani; oggi siamo a quota 35 morti, oltre 350 feriti e un numero imprecisato di veicoli dati alle fiamme.
Le autorità minimizzano: tutto sotto controllo. Il Primo Ministro ha promesso di rimborsare chi viene danneggiato mentre viaggia, e le promesse/minacce si fanno più dure. Il comandante delle guardie di frontiera dice: “La forza paramilitare per mantenere legge e ordine userà armi letali, se la gente viene attaccata”. Il ministro del “Welfare”: Si spari a vista su incendiari e sabotatori. Stiamo per dare l’ordine, come in tempo di guerra”. Un deputato della maggioranza: “Prima le forze dell’ordine caricano con i bastoni… se non basta sparino alle gambe, e quando necessario al petto”. Il Primo ministro Hasina dice alla polizia: “Prendo io la responsabilità di qualunque cosa accada, voi fate tutto quello che occorre per garantire la sicurezza della gente. Non esitate, vi do io la libertà”. E infine (ma sarà davvero in-fine?) un altro deputato di maggioranza ha dichiarato: “Chiedo ai leader del mio partito di darci via libera. Non servono polizia, guardie, esercito… centinaia di migliaia di uomini dell’Awami League scenderanno in strada per eliminare Khaleda, il suo partito, e tutti gli sconfitti.”

1 pensiero su “Crescendo

  1. Caro padre Franco,
    anche se presenti la situazione con il tuo solito stile, consentimi, un po’ “scanzonato”, essa è oggettivamente angosciante.
    A me sembra che, quando una persona o un popolo esclude Dio dalla propria vita, prima o poi viene il momento in cui la convivenza (o tra le persone o tra i popoli) diventa impossibile.
    La violenza (così come, nel nostro decadente mondo occidentale, l’incontinenza sessuale e la corruzione del potere e del denaro) è un segno evidente che le persone vogliono usurpare il ruolo di Dio nella propria vita, plasmando una realtà secondo i propri desideri.
    Purtroppo, la violenza è anche contagiosa (così come i mali del mondo ricco sopra citati, e più in generale tutti i frutti dell’opera di Satana), e si diffonde con facilità, soprattutto tra persone che non hanno una relazione viva con Dio…
    Secondo te, il popolo bengalese si è allontanato da Dio, in questi ultimi anni/decenni? Oppure ci sono altri motivi per questa violenza montante?

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