Dispetti

La situazione politica di stallo completo, senza soluzioni in vista, è rallegrata da aneddoti che la dicono lunga sulla qualità dei nostri leaders.
Khaleda Zia, la capo della coalizione di opposizione (BNP, Jamaat, e altri 18 partitelli) aveva detto di sentirsi in pericolo e chiesto maggiore protezione. Quando è iniziato il blocco ad oltranza, s’è trovata la casa circondata da camion carichi di sabbia, camionette e cordoni di polizia e le autorità hanno dichiarato che erano là per proteggerla. Lei prova ad uscire, e poi dichiara che l’hanno bloccata in casa e si trova in pratica agli arresti domiciliari.- Improvvisamente muore d’infarto il suo secondo figlio, di 45 anni, rifugiato in Malaysia per sfuggire a una valanga di processi e accuse per corruzione e simili. La primo ministro Sheik Hasina, ricevuta la notizia, va subito alla residenza dell’avversaria “per consolarla”. Trova il cancello sbarrato, nessuno si fa vedere, e deve ritornarsene senza essere ricevuta. Le diranno poi che Khaleda era sotto sedativi, dormiva e non poteva accoglierla.- Il ministro della Marina Mercantile (chissà perché proprio lui?) minaccia: se non fermano il blocco, blocchiamo noi luce, acqua, gas e rifornimenti a Khaleda, così capisce i danni che fa. Detto e fatto, il giorno dopo la fornitura elettrica e le comunicazioni telefoniche sono tagliate per 19 ore. Il governo dichiara: non siamo stati noi, ma gli operai, inferociti dal blocco imposto al Paese… Poi la storia si ripete, l’opposizione dichiara: se la luce non ritorna, non solo blocco, ma sciopero ad oltranza in tutto il Bangladesh.