Copertura

“Poela Boishak”, il capodanno bengalese che nel 2015 è caduto il 16 aprile, è una festa molto sentita da tutti in Bangladesh, anche se osteggiata dai musulmani tradizionalisti perché considerata pagana. Centinaia di migliaia di persone vanno a festeggiare in parchi, campi aperti, stadi, e ci sono canti, danze, discorsi che esaltano la cultura e la tradizione del Bengala, a prescindere dalle religioni. Quest’anno a Dhaka, mentre la folla si accalcava ai cancelli di un parco, gruppetti di giovani (in tutto una cinquantina) hanno iniziato ad isolare ragazze, circondandole e mettendo le mani addosso, strappando il velo, disturbandole pesantemente. La polizia, presente in forze, non ha agito, la gente cercava di allontanarsi a spintoni facendo finta di non vedere, qualcuno s’è unito al “divertimento”. A difendere le ragazze sono stati pochi, forse una dozzina di giovani che hanno rischiato e sono stati picchiati, uno ha avuto un braccio rotto. Si chiama Liton, è fra i leader di un partitello studentesco progressista. I giornali ne hanno parlato, le autorità hanno detto che a loro non risultava nulla, e che avrebbero rese pubbliche le registrazioni delle telecamere fisse collocate attorno al parco. C’erano 18 telecamere, e sono state passate ai media i contenuti di 17; mancava solo quella collocata sul cancello dov’è avvenuto il fatto. Un funzionario ha dichiarato di averla esaminata accuratamente, “ma non ho visto alcuna donna nuda”. Per settimane la notizia è stata snobbata e negata in tutti i modi. Qualcuno ha dato la colpa ai fondamentalisti, che avrebbero organizzato l’assalto per screditare il “Poela Boishak”. Parte della stampa non ha mollato, gruppi universitari hanno continuato a protestare anche se pesantemente pestati dalla polizia. Poi, improvvisamente, il governo mette una taglia di 1.000 euro su una decina di giovani, pubblicandone le foto estratte dai contenuti delle telecamere. Perché tanto tempo e tanti dinieghi? C’è chi pensa che si sia voluto accuratamente coprire qualcuno, evitando di pubblicare foto di “figli di papà” impegnati in questa impresa.