Boom

“Belle per sempre” è il titolo di un libro che m’ha subito ricordato il famoso “La città della gioia” di Dominique Lapierre, pubblicato nel 1985 e ambientato negli anni ’70. Era un modo originale ed efficacissimo di descrivere la vita nel più grande e terribile “slum” (baraccopoli) di Calcutta, seguendo le storie personali di alcuni degli abitanti, mettendo in evidenza le condizioni disumane in cui si trovavano, a anche l’indomabile ricchezza umana che c’era in molti di loro; e descrivendo il tentativo di un missionario francese di condividere in tutto la loro vita.
“Belle per sempre” è ambientato invece a Mumbay, non ha un missionario come protagonista, ma ha uno stile analogo: seguire alcune storie autentiche di persone immerse nella miseria dello slum più vicino all’aeroporto della metropoli. Il contesto in cui si trova lo slum che descrive è quello di un’India ben diversa. Un’India in pieno “boom”, dove i soldi corrono, modernizzata, che cresce in modo travolgente e offre anche a chi è finito in uno slum la speranza, o il miraggio di venirne fuori, di “fare fortuna”. Un’India profondamente e capillarmente corrotta, cinica, dove si fa qualsiasi cosa per denaro, le tensioni fra etnie, religioni, provenienze geografiche emergono spesso, la vita vale pochissimo.
Perché questo titolo? Lo lascio scoprire ai lettori. Ne parlo nelle schegge “di Bengala” anche se è ambientato a Mumbay, perché mi pare che ci siano moltissime analogie con la situazione del Bangladesh, e che valga la pena leggerlo.
Katherine Boo: “Belle per sempre” Piemme, Milano, 2012