Pazienza

Diciotto anni fa i rappresentanti dei 16 gruppi etnici della zona “Chittagong Hill Tracts” (sud est del Bangladesh), dopo oltre 20 anni di guerriglia intesa ad affermare i loro diritti, firmarono un trattato di pace con il governo, formato dalla coalizione attualmente al potere, e deposero le armi. Doveva seguire una rapida de-militarizzazione della zona; più tardi, fu creata una speciale commissione per prendere in esame le controversie provocate da occupazioni forzate da parte di oltre mezzo milione di bengalesi musulmani,  invitati dai governi precedenti a “bengalesizzare”, e di conseguenza islamizzare, la vasta area, ancora in parte forestale. In occasione di una discussione organizzata per celebrare la data, Santu Larma, rappresentante di tutti i gruppi etnici, ha spiegato: “Il governo ha creato un Comitato per la realizzazione dell’accordo (di pace). Ma non c’è un ufficio, non ci sono fondi, non c’è un incaricato. Non si può neppure trovare un fascicolo che sia del Comitato di realizzazione”. L’immigrazione da altre parti del Bangladesh continua, privati e grandi compagnie s’appropriano di terre per sviluppare il turismo o diversi tipi di piantagioni, l’amministrazione è in mano ad estranei, la presenza delle forze di polizia e militari è massiccia, invadente, arrogante. Le visite di stranieri sono ammesse a fatica, e strettamente controllate. Un “consigliere per gli affari internazionali” del primo ministro presente ai colloqui, fra l’altro ha detto che se le donne dei gruppi etnici subiscono violenza da chi vuole costringerle ad andarsene, devono denunciare il fatto alla polizia, e se la polizia non dà retta devono rivolgersi all’ufficio del  primo ministro (sic). Riconoscendo che il governo non ha preparato alcun piano né fissato i termini per il lavoro del Comitato, ha aggiunto: avete avuto finora molta pazienza senza vedere risultati, ma bisogna averne ancora, e aver fede in questo governo, perché è sincero.