Madrasse?

S’è detto e scritto molto a proposito delle migliaia di madrasse (scuole coraniche) che negli ultimi decenni sono state organizzate e finanziate da Paesi del Golfo per re-islamizzare i bengalesi, considerati musulmani all’acqua di rose e contaminati dal paganesimo. Ho spiegato questo fatto in varie “Schegge”, esprimendo la convinzione che stiamo ora assaggiando i frutti amari di questo lavoro, e ci troviamo con una generazione giovane che include molti seguaci di un Islam chiuso e intransigente, in qualche modo nuovo per questo Paese. Sinceramente, pur temendo che potesse accadere qualche cosa di grosso, non avevo pensato che gli autori potessero essere giovani di famiglie ricche, che hanno studiato non in queste madrasse, ma in prestigiose università private e internazionali. La strage dell’1-2 luglio scorso ci apre gli occhi su questa realtà inattesa, e suscita mille domande. Fonti che penso siano attendibili hanno messo in giro la notizia che sarebbero circa 300 gli studenti universitari e i giovani laureati che – in quest’ultimo anno – sono scomparsi. Le loro famiglie hanno pensato a rapimenti per avere il riscatto (ne succedono tantissimi), ma nessuno ha chiesto soldi. La polizia dice di essere alla loro ricerca, e sospetta che un punto di riferimento per loro si trovi in Malaysia. Ma si brancola nel buio, sapendo che 300 giovani fanatizzati così profondamente sono davvero tanti, e possono fare danni enormi.
Mi pare che questo aspetto della situazione, finora sottovalutato, non sia da pensare come una specie di smentita al discorso della formazione data nelle madrasse finanziate dall’estero. Le madrasse hanno fatto e fanno il loro lavoro, su cui nessuno è veramente informato in modo soddisfacente. A queste si aggiungono le violenze dei fondamentalisti nelle università, che non sono state né poche né leggere in questi anni. Forse le abbiamo sottovalutate perché non erano solo loro i violenti e i prepotenti, ma anche i giovani del partito al potere, e dell’opposizione; per cui tutto lasciava pensare solo a colossali (e spesso mortali) risse fra studenti. Ora ci ricordiamo che tutte le forme più radicali di ideologie totalitarie e violente, in ogni tempo e in ogni paese, hanno avuto ai loro vertici persone istruite, con tanto di “cattivi maestri” nel mondo universitario. E poi entra in campo il fattore “internet”. Che purtroppo ha aperto la porta non solo alle meraviglie della “telemedicina” (tanto per ricordarne una), ma anche ai pericoli del “telefanatismo”, il fanatismo diffuso via etere. Madrasse dunque, e università, e internet.