Armando Diaz

Fortuna: non faccio in tempo a girare l’angolo che arriva Projapoti (Farfalla), l’autobus più comodo che collega la casa del PIME alla nostra parrocchia. Salendo do un’occhiata all’autista; pare un quindicenne ma, come tutti sanno, io non indovino mai l’età del prossimo. Il traffico è ancora poco, e il giovanotto guida baldanzosamente zigzagando con il vecchio autobus come fosse una bicicletta; taglia la strada, si ferma per raccogliere passeggeri bloccando sfacciatamente tutti i veicoli che lo seguono, ci sconquassa con riprese da Formula 1 e frenate da brivido. Dai e dai, riesce a urtare l’angolo anteriore sinistro  di un altro autobus, guarda caso un altro Projapoti. Inizia una corsa da film americano, con spinte laterali, fiancate sbombate, spesse schegge di vernice che volano. Un passeggero redarguisce l’autista, finchè i due autobus sono costretti a fermarsi fianco a fianco, allora cambia partito: gli autisti tacciono, mentre i passeggeri si insultano attraverso i finestrini, ciascuno prendendo le parti del suo veicolo. Si riparte, poi di nuovo tutti  bloccati: questa volta noi siamo dietro, e il posto strategico ci permette di dare una botta decisa alla parte posteriore del nemico. Gli autisti sempre zitti, ma scendono gli aiutanti, ad azzuffarsi. Poi calmo, lento, dall’autobus avversario emerge un distinto signore in giacca con uno stemma che (pare) è il logo di Projapoti. Si accosta al nostro autobus, sale, dà un robusto ceffone all’autista, e senza dire una parola se ne torna al suo posto. Il giovanotto incassa, aspetta che l’autobus vincitore riparta e scompaia all’orizzonte, poi riparte pure lui con guida prudente, lentissima, gentile, direi “dolce”. C’è aria di mestizia, nessuno fiata anche se si va a lumaca. Guarda un po’ – mi torna alla mente il “Bollettino della vittoria” scritto dal generale Armando Diaz alla  fine della prima guerra mondiale. Nelle scuole tutti gli anni, il 4 novembre lo ascoltavamo proclamare che le truppe nemiche, umiliate e sconfitte, stavano risalendo in disordine “le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”  (diceva proprio così, lo ricordo bene). Ora il povero giovanotto è “umiliato e sconfitto”. A tutto vantaggio delle ossa dei passeggeri.