Veleno

Per chi campa pedalando su un riksciò, o su un “van” (triciclo con pianale, per trasporto merci) il sogno è di non dover affittare il mezzo ogni giorno, passando al proprietario una buona parte dei soldi guadagnati con tanta fatica. Al giovane Ahmed, propongono di comprarsi un “van” nuovo di zecca con tanto di motorino elettrico sussidiario per sole 52.000 taka. Suda e suda, mette da parte 20.000 taka, poi viene avvicinato da amici che gli offrono un prestito di 32.000 taka. Accetta, compra il van, e si gusta qualche giorno di gioia a guadagno pieno. Ma, quando restituirà? Già, non ci aveva molto pensato… Propone una quota giornaliera, ma gli amici non sono soddisfatti, l’interesse è alto (20% alla settimana), vogliono di più e in fretta. Passano altri pochi giorni e Ahmed viene bloccato mentre si trova al bazar, minacciato pesantemente, convinto a cedere a loro il van, con tanto di atto di vendita in carta bollata, in cambio della remissione del debito; gli interessi potrà pagarli dopo… Piange: “Lasciatemi almeno qualcosa per vivere, morirò di fame…” Impietosito, un amico gli dà 50 taka: “Tieni, con questi puoi comprare veleno per topi, lo prendi e muori in fretta. Ahmed compra il veleno, lo prende, e muore in fretta.

Cibo

L’economia del Bangladesh sembra andare al galoppo. Non lo dicono solo le statistiche, si vede dal gran fervore di opere, costruzioni, iniziative, anche culturali, che pullulano ovunque. La produzione e la disponibilità di cibo hanno tenuto il passo con l’aumento della popolazione, e sono soddisfacenti: dicono gli esperti che possiamo inghiottire ogni giorno 2.318 calorie a testa, quando ne basterebbero 2.122 (non chiedetemi che fare con le 196 calorie in eccedenza…). Nel decennio 1997-2007 la denutrizione infantile è calata notevolmente in percentuale, e se nel 1997 colpiva il 55% dei bambini, nel 2014 ne affligge il 36%. I numeri in assoluto però non calano altrettanto, e si sa che la malnutrizione dei bambini piccolissimi ha gravi conseguenze sulla loro crescita intellettuale. Sono 40 milioni le persone classificate “insicure” a proposito del cibo, e di queste, 11 milioni sono considerate “alla fame”. Nel 2012 l’Assemblea Mondiale della Salute aveva indicato alcuni obiettivi per il 2015 e pare che il Bangladesh ci andrà forse vicino, ma non ce la farà a raggiungerne neppure uno. Con oltre la metà delle ragazze che, nonostante la legge, si sposano prima dei 18 anni, le gravidanze fra i 15 e i 19 anni si collocano attorno al 30,8%, con un piccolo calo in percentuale, il che significa un aumento in assoluto. Preoccupano l’aumento della salinità dei terreni in zone costiere, la rapidissima urbanizzazione che toglie terreni all’agricoltura, i cambiamenti climatici in atto o previsti, la necessità di diversificare la produzione agricola per variare la dieta, rimasta troppo dipendente dai cereali. Tutto questo (e altro ancora) afferma uno studio del Programma Alimentare Mondiale della FAO. La gente comune dice che i prezzi aumentano, e gli stipendi molto meno, perciò i prodotti sui mercati ci sono, ma i soldi per comprarli spesso no. Un ampio programma di commercializzazione di riso a prezzi calmierati per i poveri è stato avviato di recente dal governo, ed è pesantemente afflitto da spudorati imbrogli di signorotti locali. Se gli imbrogli siano fatti anche dai signoroni nazionali, non è dato sapere.

Fatica

Un anno fa, mi stavo godendo a Dinajpur i primi giorni di “libera uscita” dall’incarico di superiore regionale del PIME in Bangladesh quando, verso le 8.30 di una mattina fresca e piacevole, è arrivata una telefonata: “P. Piero ha avuto un incidente, è in strada sanguinante, qualcuno dice di aver sentito un colpo, uno solo, forse gli hanno sparato… Fratel Massimo sta andando sul posto”. Inizia così una giornata di angoscia, confusione, rabbia, conclusa con un elicottero-ambulanza della marina militare del Bangladesh che trasporta p. Piero a Dhaka. P. Piero si è poi rimesso bene, ma le conseguenze di quell’unico colpo di pistola che l’ha colpito al collo sfiorandogli organi vitali si sentono ancora, qui fra noi, perché giustamente il Superiore l’ha trattenuto dal ritornare, e la sua assenza non è cosa da poco. E poi, molte cose sono cambiate: la polizia ancora controlla giorno e notte le nostre missioni del nord, e non si può circolare senza scorta; Le forze dell’ordine hanno insistito perché P. Belisario si trasferisse da Dhanjuri, dove lavorava, andando in un posto meno pericoloso. Gli amici che ci visitavano dall’Italia non sono più venuti a trovarci, far domande, mostrarci la loro simpatia. Le notizie di altri attentati ci hanno rattristato spesso, specialmente la strage di oltre venti persone, fra cui 10 italiani che alcuni di noi conoscevano, massacrati in un ristorante a Dhaka, il primo luglio. Ma non è tutto. Per ragioni diverse, prima fra tutte la salute, poi problemi di famiglia e incarichi in Italia, quest’anno nove membri della comunità PIME (che ne conta in tutto 29) hanno dovuto lasciare il Paese. Qualcuno, speriamo, tornerà, ma per qualcuno le prospettive di ritorno sono a lungo termine o incerte. Intanto, nessuno fra quelli rimasti è diventato più giovane, e gli acciacchi non mancano.
Un anno faticoso.

Onestà atea

L’uomo, musulmano praticante, è un buon medico che pian piano sta salendo nella carriera all’interno dei programmi governativi. Gli propongono un periodo di esperienza e formazione in Corea del Nord e lui va in crisi. Gli piacerebbe, ma non sa come potrà stare in un Paese totalmentte ateo, senza moschee, dove non si può pregare in pubblico, e non sai che cibo ti servono, se permesso o proibito… Alla fine ritiene in coscienza di poter andare, e per le osservanze religiose farà del suo meglio. Arriva all’aeroporto di Pyonyang e prende un taxi. Dopo un lungo tragitto in assoluto silenzio, il tassista si ferma e con un faticosissimo inglese spiega che per proseguire ci sono due possibilità: la strada A è più lunga e il tassametro segnerà un prezzo più alto; il tragitto B è più breve e veloce, ma si tratta di un’autostrada e bisogna pagare il pedaggio. Lui non sa quale delle due costi meno, scelga il cliente la via che preferisce. L’uomo rimane trasecolato. Ci pensa bene, sceglie l’autostrada, paga il pedaggio, paga l’autista, Ma non smette di pensarci. “Io sono musulmano, vivo in un Paese musulmano, e sono sicuro che in un caso simile il tassista musulmano mi avrebbe succhiato una barca di soldi fingendo di farmi un favore. Quest’uomo è un ateo che vive in un paese ateo, nessuno lo controllava, e mi ha trattato onestamente… Ma che diavolo succede?” Quando torna a casa, racconta la storia agli amici, che rimangono pure loro colpiti. Pochi giorni fa, lui e una cinquantina di colleghi medici e impiegati del governo hanno pubblicamente preso un impegno solenne a non approfittare della gente e della loro posizione professionale, e non imbrogliare.