Lasciare

Quando Gesù dice al giovane ricco: “Vai, vendi tutto, dallo ai poveri; poi vieni e seguimi”, quello s’intristisce e se ne va, in silenzio. Forse gli è mancato il coraggio, che certamente occorre per una scelta del genere; o forse gli è mancato quell’appoggio che sarebbe bastato a fargli compiere il salto? Lo pensavo mentre, dal 3 al 6 agosto, partecipavo alle liturgie, celebrazioni, festeggiamenti, spettacoli che hanno animato la parrocchia di Tumilia (Dhaka), e molti di noi missionari del PIME con rispettivi amici e collaboratori, per l’ordinazione presbiterale di Regan John Gomes.
Era lui, infatti, che veniva ordinato e che era deciso a lasciare tutto, partendo per la Guinea Bissau; ma chi “lasciava” di più non era certo lui.
Lo conosco da quando era all’inizio degli studi di college. Dinamico, impulsivo, pieno di energie e interessi, in ricerca, anche critico e “zuccone”… Lo interpellava la nostra vita qui, lontano dal nostro paese e perciò “per forza” dedicati interamente alla gente a cui eravamo stati mandati. Cercava la sua strada, e si è orientato sempre più chiaramente e decisamente al presbiterato missionario nel PIME. Ma non era una scelta facile: primo di 6 fratelli e sorelle, il papà era morto improvvisamente pochi anni prima, e l’unico fratello – molto giovane – era annegato in uno stagno vicino a casa. Ogni volta che andavo a trovarlo, la mamma mi mostrava piangendo le loro fotografie. Quattro sorelle: una suora nel monastero di clausura delle Clarisse adoratrici a Mymensingh; una gravemente handicappata e bisognosa di assistenza, due che studiano ora nel liceo. Regan non doveva lasciare molti campi, o case, o conti in banca, ma questi “beni” ben più preziosi. Se lo ha potuto fare, certamente è perché ha avuto coraggio; ma ancora di più perché questi suoi cari non solo non hanno posto ostacoli, ma lo hanno sostenuto in tutti i modi nella scelta. Durante le celebrazioni osservo la mamma: sempre silenziosa, sembra quasi che voglia scomparire in mezzo agli altri, senza farsi notare. Ricordo quante volte mi ha chiesto: “Come va Regan? E’ buono? Mi raccomando, lo aiuti a realizzare la sua vocazione; non deve pensare a me!” E osservo la zia, avvocato, sorella del papà, che gli ha confermato tante volte: “Problemi in casa ce ne sono, anche economici; ma tu non preoccuparti, ci penso io, la mia famiglia siete voi. Vai avanti.” Mentre siamo affiancati durante la processione di entrata, le chiedo: “E’ contenta ora?” “Sì, tanto” mi risponde.
Abbracciando Regan subito dopo l’ordinazione, gli sussurro: “Sai che la tua mamma non mi ha mai detto: perché Regan non rimane con me? Mi ha sempre detto: preghi perché io lo affido al Signore, e voglio che sia tutto per Lui.” E in un brevissimo incontro durante queste feste, mi ha mormorato: “Sto dando proprio tutto…”