Retata

Chiamiamolo “Alberto”. Dicannove anni, abita in una cittadina di campagna, oltre 150 chilometri a nord ovest di Dhaka, dove per molti decenni il PIME s’è dato da fare, passando poi la mano ai preti locali. Ha finito l’esame di “Intermediate” (equivalente al penultimo anno di liceo) e andrà al College, ma dopo due telefonate di contatto, prende l’autobus e viene a Dhaka per parlarmi: vuole diventare missionario del PIME. Come al solito chiedo di raccontarmi la sua storia e gli dico che ha un curriculum perfetto per diventare diocesano, o religioso di un altro istituto; ma perché proprio il PIME? Condisco la domanda con descrizioni macabre delle enormi difficoltà della vita missionaria… Il giovanotto non si scompone (che lo abbiano preavvisato?). Gli dico che così, su due piedi, nonostante la presentazione del parroco, non prendiamo nessuno: deve farsi due anni di College per conto proprio, tenendo contatti con noi e poi, se non cambia idea, magari viene in comunità. Si dice d’accordo e mi saluta. Va da alcuni parenti in città, verrà domani, domenica, per la Messa, mi darà la domanda scritta e dopo cena se ne partirà per il paesello. Invece…
Invece invita l’amico- chiamiamolo “Paolo” a pranzo dai suoi, e dopo pranzo escono insieme per andare a Messa nella chiesa di Tejgaon. Attraversano il quartiere di Karwan Bazar, grande mercato, baraccopoli, crocevia di tutto. Chiacchiera e cammina, vedono in lontananza un grande assembramento di poliziotti, centinaia, e gente che li guarda, e decidono di passare da un’altra strada. Ma…
Ma da 12 giorni il governo ha lanciato una campagna durissima di contrasto al commercio di droga di ogni genere. Dicono che ci siano 7 o 8 milioni di consumatori in Bangladesh, che i “boss” siano nella politica, che le mafie locali si combattono, che… insomma, come in tutti i paesi del mondo. Ma in Bangladesh, in questi 12 giorni sono morti ammazzati 72 “noti spacciatori”, tutti nello stesso modo: i giornali scrivono che si tratta di “omicidi extragiudiziari”. I politici però correggono: si tratta di “scontri a fuoco”. In piena notte, le loro bande attaccano pattuglie di polizia che rispondono al fuoco e, dopo lo scontro, trovano sul terreno, crivellato di colpi, proprio lui e solo lui, quello che era ricercato e che tutti sanno essere un pericoloso delinquente… Oggi, tredicesimo giorno, siamo arrivati a 83 uccisi, in ogni angolo del Bangladesh.
Alberto e Paolo proseguono verso la chiesa sull’altra strada, ma ci sono altri poliziotti, che capiscono al volo trattarsi di pericolosi delinquenti. Li fermano e ammanettano insieme ad altri giovani per portarli alla stazione di polizia di Tejgaon. Si trovano in buona compagnia, centinaia di persone raccolte a casaccio, svegliate bruscamente nelle loro baracche dal sonnellino pomeridiano in questa torrida domenica di digiuno per il Ramadan…
Arriva il momento in cui possono telefonare a casa, e il papà di Paolo, nostro parrocchiano, si precipita a Tejgaon. Ore e ore di attesa, domande, telefonate, ricorsi a persone che ne conoscono altre, che possono parlare con altre, che possono intervenire… finché uno degli ufficiali dice: “Va bene, possono andare”. “Andiamo?”. “Sì, cioè no, un momento, vada da quell’ufficiale là”. Dieci minuti d’attesa, poi la domanda: “Che vuole?” “Mi hanno detto che questi due giovani possono andare, ma devo parlare con lei”. “Giusto, appunto, e allora?”. Il papà di Paolo sa benissimo che cosa significa “e allora?”, ma fa il tonto, così gli tocca andare da un altro, poi da un altro, poi finalmente salta fuori che con 25.000 taka per ciascuno, i due giovani risulteranno innocenti. Per fortuna c’è l’amico che conosce uno che è amico… ci vuol tempo, ma alla fine ci si accorda su 5.000 taka ciascuno. Un bello sconto, perbacco! Solo 100 euro per portarsi a casa non solo il figlio, ma anche l’amico del figlio, tutti e due con la coscienza pulita.
I politici dicono che l’opinione pubblica applaude, e l’inflessibile campagna contro gli spacciatori continuerà finchè sarà necessario.
Aggiornamento dell’8 giugno siamo arrivati a 143 morti ammazzati (circa), nonostante il ritmo abbia subito un brusco rallentamento dovuto al fatto che a Teknaf (estremo sud) abbiano ammazzato un leader del partito al potere, molto popolare e chiaramente “pulito” per ciò che riguarda la droga; era finito nella lista probabilmente per l’astuzia di un avversario politico, e qualcuno ha iniziato a protestare sul serio.

Un pensiero su “Retata

  1. Caro padre Franco,

    di ciò che scrivi, quello che mi impressiona di più è come sia possibile, e persino piuttosto facile, per i media (e cioè per il potere), manipolare l’opinione pubblica, inducendola a credere che certe cose sono importanti (mentre in realtà non lo sono) ed altre non lo sono (e invece lo sono), indipendentemente dalla verità.

    Questo avviene facendo leva sulle emozioni delle persone, ed approfittando del fatto che oggi molti si lasciano guidare dalle emozioni, anziché sottoporle alla guida della ragione e dello spirito.

    Non è un modo di operare limitato al Bangladesh, purtroppo… è molto presente e diffuso anche qui in Italia, e, oserei direi, in quasi tutto il mondo cosiddetto “civilizzato”, anche se le emozioni su cui si fa leva per manipolare la gente sono diverse. Ed è un modo di operare che ha come fine quello di rendere le persone schiave del potere.

    Penso che oggi noi cristiani siamo chiamati in modo particolare ad aiutare le persone ad essere libere, con un’opera di rinnovamento interiore di noi stessi che ci permetta di esercitare, in modo adeguato ai tempi, le “opere di misericordia spirituale”.

    (Per chi non le conoscesse, le opere di misericordia spirituale sono, se ben ricordo:
    – istruire gli ignoranti
    – consolare gli afflitti
    – ammonire i peccatori
    – consigliare i dubbiosi
    – sopportare con pazienza le persone moleste
    – perdonare le offese
    – pregare per i vivi e per i morti)

    Ti ricordo nella preghiera, e colgo l’occasione di questo commento per farti le condoglianze per la scomparsa di tua sorella Anna.

    Un abbraccio!
    Mario

I commenti sono chiusi.