Anniversario

Giorno più, giorno meno, il 4 dicembre scorso si era appena compiuto un anno da quando il Papa venne in Bangladesh, e proprio quel giorno l’arcivescovo di Manila card. Tagle si trovava a Dhaka, dopo una visita ai Rohingya effettuata nella sua qualità di presidente della Caritas Internationalis. – A proposito, sapete che le Caritas nazionali si trovano in 165 paesi del mondo?
I cattolici bengalesi, che pur avendone uno loro, di cui vanno fieri, non sono abituati a bazzicare con cardinali, hanno interpretato la sua venuta come un’occasione per celebrare l’anniversario della venuta di Papa Francesco. Hanno messo in cantiere l’allestimento di un museo permanente della visita papale, e hanno organizzato per Tagle una riedizione delle danze caratteristiche dei vari popoli che formano la Chiesa in Bangladesh, e che avevano effettuato davanti al Papa. Quando dico “organizzato”, dico sul serio. Organizzare normalmente è un loro punto debole: si mettono in movimento quando ormai tutto dovrebbe essere già pronto, tengono con il fiato sospeso fino all’ultimo, sembra sempre che falliranno miseramente, ma poi riescono comunque a cucire insieme lo spettacolo, o qualunque altra cosa in programma. Questa volta, davanti al cardinale, tutto bene: i microfoni funzionavano, le luci si accendevano, le danzatrici erano pronte, harmonium e tobla (tamburi) erano accordati, le danze dei diversi gruppi si sono succedute in tempi rapidi, senza inutili, interminabili intervalli, perfino la coreografia con il fumo alla fine è partita al momento giusto… Tagle deve essersi divertito, era in forma e ha parlato con l’immediatezza, e l’arguzia che lo caratterizzano e che fanno accorrere con un sorriso contenuti di valore.
Circola ovunque la battuta da lui fatta, che oggi non si deve più qualificare nessuno come “vecchio”, e neppure “anziano”: c’è chi si offende; bisogna dire “cronologicamente avanzato”… A noi, cronologicamente avanzati, ha suggerito di guardare con fiducia ai cronologicamente giovani, chiedendo scusa perché stiamo trasmettendo loro un mondo pieno di divisioni e odi, ma incoraggiandoli a tentare di far meglio. Dire che i giovani sono ‘la speranza del futuro” è ovvio e banale, ma cercare di stimolarli ad avere fiducia e coraggio avendo anche noi fiducia e coraggio non è così ovvio.