Galera

Iftar, letteralmente “break-fast”, “rompi-digiuno”, è lo spuntino che i musulmani mangiano ogni giorno al tramonto, durante il mese di Ramadan, appena scatta il momento in cui termina l’obbligo del digiuno. E’ un momento di gioia e socializzazione, ci si offre a vicenda riso soffiato, frittelle saporite, acqua fresca, noccioline, pasticcini… Di solito il tutto avviene spontaneamente, fra vicini di casa, di ufficio, di negozio… ma ci sono anche gli “Iftar” organizzati, ufficiali, su invito, consumati in eleganti ristoranti e con cibi deliziosi. Ci sono Iftar su invito del datore di lavoro, del politico di zona, del boss mafioso, del partito che vuol farsi benvolere, del benefattore che invita i mendicanti… Il 28 aprile scorso il BNP (Bangladesh National Party), all’opposizione ormai da molti anni, ha organizzato un Iftar con illustri invitati, fra cui parlamentari del partito al potere, l’Awami League. Un gesto di pace in un mese che invita tutti alla conversione e alla spiritualità. Al momento giusto, i convenuti però si trovarono davanti non profumati vassoi da cui servirsi in abbondanza, ma un gran numero di sacchettini di carta con la razione individuale, “ognuno prenda il suo”.

Un iftar magro magro, di cui si fece pure conoscere il prezzo: 30 taka (0.33 euro) per ogni porzione. Per chiedere un contributo? No, per far provare ai presenti che cosa sia un “iftar da galera”, di cui devono accontentarsi i carcerati, e a cui è sottoposta la Presidente del BNP, la signora Khaleda Zia, in prigione ormai da oltre un anno, condannata per corruzione e in attesa di numerosi altri processi. Il BNP sostiene che si tratta di una condanna politica, data ad un’innocente che ora si intende eliminare facendole mancare le cure di cui ha bisogno, e anche rifilandole iftar da 30 taka l’uno – provate che cosa vuol dire!

Il vero problema però è che i sacchetti sono andati solo a quelli del suo partito, perchè gli invitati parlamentari dell’Awami League avevano fiutato il trucco, e nessuno di loro aveva accettato l’invito.

Nessun miglioramento dunque per la povera Khaleda? Il direttore della prigione ha fatto sapere che, se fa domanda, si prenderà in esame la sua lamentela.