Incidente

Il tribunale ha condannato a morte sette terroristi accusati di essere coinvolti a vario titolo nell’assalto terroristico a un ristorante di Dhaka, dove, il primo luglio 2016, trovarono la morte 22 innocenti, fra cui 9 italiani, e 5 terroristi. “Giustizia è fatta”, hanno inneggiato in molti. Ma nessuno ricorda altri due coinvolti nella tragedia. Uno, Shaon, era lo sguattero del ristorante, l’altro, Saiful, il pizzaiolo. Arrestati per sospetto di complicità, il primo è morto in ospedale pochi giorni dopo, con ferite da schegge e vistosi segni di percosse. Il secondo pure è morto, mentre era in custodia della polizia la quale, dichiarando che a seguito delle indagini si era accertata la loro innocenza, ha informato della loro morte, dichiarandola “dovuta a incidente”. Poi sull’evento è piombato il silenzio, e sulle famiglie dei due l’isolamento: non hanno potuto vedere le salme dei loro cari, seppelliti di nascosto insieme ai terroristi, lo stigma di collaboratori dei terroristi rimane, il “risarcimento” che lo Stato ha dato alle famiglie delle vittime, bengalesi e straniere, a loro è stato negato. Il padrone del ristorante – ora trasferito altrove, e con altro nome -di sua iniziativa passa loro mensilmente 100 euro ciascuna.