Natale insolito

In Bangladesh ci sono quindici centri della Ramakrishna Mission. Ne conosco due, uno è a Dinajpur, confinante con l’area dove si trovano la casa del vescovo, scuole e ostelli vari, ospedale diocesano, casa madre delle suore locali, parrocchia; l’altro è a Dhaka, non lontano dal prestigioso Notre Dame University, “fiore all’occhiello” della Chiesa cattolica nel campo educativo. In entrambi, accanto al tempio con la statua di Ramakrishna, il fondatore di questo movimento riformato dell’induismo, ci sono scuole, monastero, noviziato, iniziative per i malati e i poveri. Ero stato una volta al Centro di Dhaka, per un incontro fra cristiani, musulmani, indù su “la ricerca di Dio”. L’intervento cristiano sottolineò la ricerca nel povero e nella carità, il musulmano nella sottomissione e nell’obbedienza, l’indù nella meditazione. Molto interessante. A Dinajpur, l’anno scorso il Vescovo era stato invitato a parlare del Natale proprio la mattina della festa, e quando ho saputo che quest’anno p. Francesco era invitato a presentare lo stesso tema la sera della vigilia, a Dhaka, ho colto l’occasione. Arriviamo verso le 18. All’ingresso ci accoglie un poster molto grande che annuncia l’evento, con un’immagine di Maria e del Bambino incoronati, stile ottocento europeo. All’interno del tempio campeggia un’altra immagine, molto bella, di Maria e Gesù, circondata di fiori, frutta, bastoncini di incenso. Per mezz’ora circa, un piccolo coro canta nenie in una lingua a me sconosciuta, mentre pian piano arrivano i fedeli, e un monaco accompagna le melodie facendo ondeggiare lentamente la fiamma di una candela, o un braciere di incenso, davanti alla statua. Poi invitano Francesco al tavolo dove siedono due monaci, che presentano l’iniziativa: “Noi seguiamo la nostra religione ma rispettiamo e onoriamo le altre. Il nostro fondatore ha voluto che si celebrassero ogni anno la nascita di Gesù, e quella di Budda.” A quanto so (purtroppo molto poco) la Ramaskrishna Mission eil Ramakrishna Moth (monastero) hanno avuto origine alla fine del 1800 da alcuni indù che, al seguito della spiritualità del monaco Ramakrishna, desideravano rinnovare l’induismo a partire dalle sue Scritture, anche accogliendo elementi buoni e validi da altre culture e religioni; di grande importanza, fra l’altro, il completo superamento della struttura culturale e mentale delle caste, e l’attenzione viva e concreta ai poveri, e ai sofferenti.

Dopo le presentazioni e altri brevi interventi, sono ripresi i canti, in bengalese, e pure di “carrol” natalizi in inglese. P. Francesco ha parlato poi per 45 minuti. In un intervento molto denso e vivace ha spiegato il senso dei termini Gesù, Cristo, Messia, Signore, Figlio di Dio; l’attesa del popolo ebraico, la risposta dei discepoli all’annuncio di Gesù che “il Regno è giunto a voi”. Erano circa 300 le persone ad ascoltarlo, con interesse e attenzione. Una preghiera finale, i ringraziamenti, e poi non poteva mancare (siamo in Bangladesh!) il taglio di una torta, più tante fotografie. Siamo ritornati a casa con pacchi e pacchettini di regali, soprattutto frutta, e contenti. Una veglia natalizia insolita, ma bella. Ho pensato che quest’anno i Magi non sono andati da Gesù, ma Gesù è andato dai Magi…