Pensavamo…

Vedova da pochi mesi, lavora come domestica in alcune famiglie; ha quattro figli, fra cui la seconda sta preparandosi all’esame di maturità – poi rinviato a tempo indeterminato. La ragazza improvvisamente accusa forti dolori all’addome; appendicite? Ricovero in uno degli ospedali governativi più grandi ed efficienti di Dhaka. Dopo due giorni, dicono alla mamma che è un caso molto grave, operano, asportano le ovaie, avvisano che ci vogliono soldi e tempo per analizzare il materiale. L’ammalata si riprende un po’, e la mamma non ha più mezzi per continuare le cure; la mandano a casa: torni per togliere i punti. Ritorna infatti, ma la ferita è in pessime condizioni, infetta: tolgono i punti, puliscono, e fasciano, rispedendola a casa: un po’ in ricksciò e un poco a piedi, visti i divieti di circolazione in corso. Altro tempo di attesa, “poi cuciremo di nuovo”.Ovviamente ci vogliono ancora soldi. La donna li mette insieme con miracoli che solo una madre può fare, e torna alla data fissata. Controllo, non c’è male. Prende coraggio; “Dottore, mi scusi, ma che cosa è successo a mia figlia?” Il medico si guarda attorno e le spiega in un sussurro: “Vedi che non ci sono medici qui intorno? siamo rimasti pochissimi. Quasi tutti si sono messi in malattia per paura del coronavirus. Abbiamo operato tua figlia come potevamo, stava davvero male, e pensavamo che sarebbe morta. Abbiamo chiuso la ferita in fretta, pensando che non valesse la pena dare altro tempo. Ma è andata diversamente: l’esame è negativo, tua figlia ha reagito, ora abbiamo sistemato la ferita. Mi dispiace, è anche colpa mia, ma devi capire…” “Capisco, ma la spesa in più?”“Niente da fare, si tratta di costi, e l’ospedale non può fare sconti…”

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