Funny man

Sembra che il virus non sia arrivato – finora – nel “Chittagong Hill Tracts”, area collinare nell’estremo sud-est del Bangladesh, sede di molti gruppi aborigeni che fino a pochi anni fa costituivano la maggioranza della popolazione. Tuttavia la proibizione di viaggiare, e l’ordine di rimanere in casa sono applicati anche là, e gli ostelli studenteschi hanno mandato a casa tutti. Mong Yeo Marma, fondatore e direttore dell’ostello “Hill Child Home”, che raccoglie 150 aborigeni in maggioranza Marma, ha scelto di non mandare a casa nessuno: molti dei suoi ragazzi e ragazze non hanno famiglia, o abitano lontanissimo: meglio rimanere insieme: l’ostello è abbastanza isolato e ha ampi spazi boschivi intorno.

Ma l’ordine di chiusura è arrivato quando Mong Yeo si trovava a 150 chilometri di distanza dall’ostello, per un’urgente necessità famigliare. Come ritornare? Ormai tutti i mezzi erano fermi, i servizi di trasporto bloccati, i controlli numerosi e severi. Mong Yeo, in ansia, dopo inutili tentativi di avere il permesso è partito a piedi, in piena notte. Ogni tanto un pezzo in riksciò, o su una moto, poi di nuovo a piedi, su un carro… quando lo fermavano, tirava fuori i documenti di identità, e poi l’arma segreta: le fotografie dell’ostello, dei ragazzi e – spiega, spiega – lo lasciavano passare. All’ottavo “Alt, che cosa fai in giro?”, dopo due ore di domande hanno fatto ricorso ad un ufficiale superiore, che è intervenuto di persona facendogli un interrogatorio severo e sospettoso. Poi ha controllato fotografie e documenti, “scoprendo” che c’era anche il passaporto, valido ma con i timbri di un unico viaggio all’estero, e questo estero è niente meno che l’Italia. “Sei stato in Italia???”. L’ufficiale passa ad usare l’inglese e gli intima di stare lontano perché certamente infetto. Mong Yeo fa notare che si è trattato di una permanenza di un mese, oltre 5 anni fa, e lo tranquillizza, ma lui s’incuriosisce: “Che cosa sei andato a fare in Italia per un mese? Non mi dirai che eri un turista!” Mong Yeo ricomincia a sperare, e spiega con entusiasmo che tutto quello che fa all’ostello è possibile perché gli italiani lo aiutano. Racconta del viaggio, di come sono stati gentili con lui, di come vogliono bene ai ragazzi anche se non li conoscono. “E questi amici lontani – aggiunge – non solo mandano aiuti, ma anche pregano per noi!” Poi prende coraggio: “È vero che stanno passando momenti terribili, per questo preghiamo ogni giorno per loro, più del solito. Se non mi lasci ritornare all’ostello, che cosa racconterò loro? Che non v’importa nulla dei bambini che loro aiutano?”. L’ufficiale pare perplesso, e Mong Yeo fa l’ultimo salto: “Io sono sicuro che tu capisci e mi lasci passare, ma non basta, ti chiedo anche di più: anche tu devi pregare per gli italiani!”.

“You are a funny man – Sei un uomo buffo” commenta l’uomo –e gli dà il via libera. Mong Yeo ringrazia felice, fa qualche passo, poi si volta: “Hai promesso di pregare, ricordalo!” “Va bene, va bene…”

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