Nuova Zelanda

Caro padre Franco, in un scheggia di qualche tempo fa (per la precisione, 7 Maggio 2019), tu avevi espresso un’opinione decisamente positiva sull’operato del giovane Primo Ministro della Nuova Zelanda, la (non nominata) signora Jacinda Ardern, che andava al di là di un semplice elogio del modo con cui ella aveva saputo affrontare le conseguenze di un atto terroristico che aveva colpito cittadini neozelandesi musulmani.

La cosa mi aveva colpito, perché avevo letto articoli che descrivevano la signora Arden come uno degli alfieri del cosiddetto “Nuovo Ordine Mondiale” (fondato, tra le altre cose, su controllo delle nascite, ecologismo, distruzione delle identità nazionali, soppressione dei più deboli), sponsorizzato, tra gli altri, da George Soros e Bill Gates (non proprio dei poveracci), e d’altra parte è raro che tu parli così bene, in una scheggia, di qualcuno che non conosci di persona, e che per giunta non è neanche bengalese (o italiano). Avevo sperato, lo confesso, di essermi fatto un’opinione sbagliata su questa giovane politica, e che avessi ragione tu.

Oggi però mi è capitato tra le mani questo articolo (https://www.ifamnews.com/it/hanno-ragione-gli-abortisti/), che, tra le altre cose, parla di alcune delle convinzioni della signora Arden riguardo al (non) rispetto delle vite più fragili.

Forse i tuoi lettori dovrebbero conoscere anche questo?

Un abbraccio! Mario

Carissimo Mario, grazie per avermi scritto: da tempo mi sento a disagio perché non ho risposto alla tua ultima lettera, ricca di spunti: volendo farlo in modo completo, ho purtroppo rinviato fino a… non so quando. Ora mi arrivano le tue osservazioni su un altro argomento; te ne sono grato. Però sono anche sorpreso: hai letto la mia “scheggia” in un modo che proprio non immaginavo! Comunque, un esame di coscienza è doveroso: mi sono chiesto come mai ho dato un’impressione così lontana da quello che intendevo. Ho riletto la scheggia e non mi pare che ci siano affermazioni a sostegno delle idee di quella persona. La mia intenzione era solo quella che tu ben descrivi così: un semplice elogio del modo con cui ella aveva saputo affrontare le conseguenze di un atto terroristico che aveva colpito cittadini neozelandesi musulmani.

Sono andato oltre? Non intendevo. Per dissipare eventuali equivoci con altri lettori, spiegandomi meglio, riporto qui sotto la scheggia di cui si parla.

“Per qualunque cosa, c’è sempre un’altra prospettiva, e conoscerla fa bene.

Dopo questa profonda considerazione filosofica, vengo al punto. La giovane primo ministro della Nuova Zelanda, di cui ricordo il volto (un volto disastrosamente poco adatto a un politico, perchè dà la penosa sensazione che pensi prima di parlare…) ma non il nome, ha commosso il mondo, almeno il mondo islamico del sud Asia, dopo la tragedia accaduta a Christchurch, nel suo Paese, quando un fondamentalista cristiano ha ucciso in due moschee 40 musulmani radunati in preghiera e ne ha feriti 19. La commozione non viene dal fatto che abbia pronunciato nuove, più indignate parole per stigmatizzare l’accaduto, ma perchè:

– Non ha detto “vedremo, aspettiamo di capire, forse è un pazzo isolato, ecc.” Ha subito parlato di terrorismo. Non ha parlato di “musulmani” immigrati colpiti da un cristiano di nazionalità australiana, ma di “noi neozelandesi” colpiti da questo atto terroristico, usando in ogni intervento questo “linguaggio inclusivo” che evita il “noi e loro”.

– Ha fatto in modo che il nome dell’attentatore non venisse diffuso e il suo volto non venisse fotografato: un metodo intelligente e non violento per frustrare un narcisista come lui.

– Non si è presentata con l’atteggiamento del generale che arringa le truppe per sconfiggere il nemico, sicuro che “la vittoria sarà nostra…” ma come una persona sinceramente addolorata e preoccupata, che invoca il buon senso delle persone di pace, l’unità di tutti, e che fa subito approvare una legge per controllare meglio a chi vanno in mano le armi che si producono e vendono.

– Quando il presidente turco Erdogan – noto per la sua delicatezza e per il suo tatto (e qui aggiungo ora la spiegazione che questa valutazione su Erdogan è un’affermazione ironica…)– ha detto che avrebbe fatto introdurre la pena di morte in Nuova Zelanda perchè il colpevole venga impiccato, e che spedirà a casa in una bara chiunque accosti la Turchia con animo anti-islamico, lei ha risposto: “ Chiederò al mio ministro degli esteri di andare di persona a parlargli, per capire bene che cosa dice e perchè”

– Quando nelle moschee s’è pregato per i defunti, ha partecipato stando insieme ad altri, all’esterno, anche lei silenziosamente in preghiera, con il capo coperto.

A ben vedere, niente di straordinario. Ma molti musulmani si sentono assediati dalla “islamofobia” di chi vede solo il terrorismo di origine islamica, di chi ha paura dell’islam e tenta di isolarne tutti i fedeli, di chi non vede o non capisce comportamenti che polarizzano le differenze, colpevolizzano i musulmani e offrono pretesti per il terrorismo – che ha anche altre origini, ragioni e matrici. Perchè – si chiede qualcuno – dopo una strage in una scuola americana si parla di malato mentale, e dopo una strage in una scuola pakistana nessuno parla di far ricorso allo psichiatra?”

Fin qui, la scheggia, dove non trovo accenni ad altro che all’episodio cui mi riferisco, salvo qualche battuta ironica sul modo di presentarsi e di parlare in genere dei politici (in genere, di qualunque paese o partito). Provo a spiegare i miei Criteri quando ho scritto.

Punto primo: non sapevo e non so niente di questa signora, neppure di che partito sia. Avrei potuto trovare in internet il nome e notizie varie. Non ho cercato, anche per lasciar capire che non intendevo valutare la persona e la sua politica in generale, ma mi limitavo ad un fatto e alla reazione che ne è conseguita. Per di più, non so nulla neppure della Nuova Zelanda! E mentre ti ringrazio per avermi mandato un indirizzo dove potrei trovare notizie e valutazioni, ti dico sinceramente che non sono andato e non andrò a vedere. In questo periodo sconvolto dalla pandemia, l’assedio di poveri e impoveriti sempre più affamati e disperati si fa ogni giorno più pressante. Lotto per poter fare qualche cosa, ma anche per non lasciarmi prendere da angoscia e depressione a causa dell’impotenza che sperimento di fronte a tanta sofferenza. Invece di andare a vedere che cosa si dice di questa signora, ho pregato un momento per lei e per la pace. Non trovo il tempo e non m’intreressa sapere chi governa la Nuova Zelanda e come. Non mi sento in colpa per questo disinteresse, perché sono sicuro che le mie schegge, qualunque cosa dicano, non influenzano gli elettori neozelandesi… Se nonostante la situazione di tensione e pena profonda in cui mi trovo, scrivo ancora qualche scheggia, è perché mi aiutano per un momento a concentrarmi su altro, e in fondo mi rilassano.

Punto secondo: le schegge sono “di Bengala”. Questa scheggia parte dal Bangladesh, e riguarda alcuni articoli e commenti insoliti che ho trovato dopo l’assalto alla moschea. Se si fosse trattato della Francia o del Messico e del rispettivo primo ministro anziché della Nuova Zelanda, avrei scritto le stesse cose. Mi è scappata l’iperbole “ha commosso il mondo” che ho corretto subito aggiungendo “almeno il mondo islamico del sud Asia”, spiegando che “Mi aspettavo (qui in Bangladesh, ovviamente) reazioni furiose, lamentele sulla “islamofobia”, commenti che sottolineassero che l’assassino era un cristiano, nelle aree conservatrici anche appelli alla vendetta. Ho trovato invece reazioni nel complesso moderate, e soprattutto l’elogio del “linguaggio inclusivo” della primo ministro. Mi sono chiesto: dove e come? Ecco come: non ha detto: “Noi neozelandesi siamo rattristati da quanto è accaduto ai musulmani”. Come ho scritto nella scheggia: “Non ha parlato di “musulmani” immigrati colpiti da un cristiano di nazionalità australiana, ma di “noi neozelandesi” colpiti da questo atto terroristico, usando in ogni intervento questo “linguaggio inclusivo” che evita il “noi e loro””. Se è stata “furba” se era convinta non lo so, però è stata convincente per i lettori del Bangladesh che, di risposta, hanno modulato su toni di pace le loro reazioni comprensibilmente addolorate, e hanno per lo più evitato di ripetere che sono i soprusi e il terrorismo occidentali (e quindi, automaticamente, cristiani) ad alimentare le violenze di minoranze islamiche. Inoltre, ho apprezzato la sobrietà del linguaggio che ha usato in una breve intervista televisiva che ho visto durante un telegiornale. Di solito i politici (di qualunque partito e ideologia) cercando disperatamente aggettivi efficaci per esprimere indignazione: delitto efferato, inaudito, senza precedenti (!), inaccettabile, bestiale, ecc. ecc. e promettono rapide soluzioni del problema: neppure uno sfuggirà alla giustizia, saremo inflessibili, non vinceranno, ecc. Lei ha preferito un altro linguaggio (vedi sopra, la scheggia) e a me pare che abbia fatto bene. Il tono rattristato e pensoso, a mio parere, coinvolge e fa riflettere più che dichiarazioni bellicose. Anche la sua risposta alle minacce grossolane di Erdogan mi è sembrata appropriata. Un altro politico avrebbe detto: ci provi, e gli facciamo vedere noi… Lei ha detto: cercherò di capire perché parla in questo modo. Ecco: “cercherò di capire” è un’altra apprezzabile rarità nella politica urlata di oggi, dove quasi tutti vogliono mostrare di sapere tutto, di capire tutto, di avere le soluzioni già pronte per tutto, e rispondono prima ancora di aver sentito la domanda (o l’insulto…).

Più in là di questo io non intendevo e non intendo andare.

Punto terzo: pensavo e penso che anche se la primo ministro fosse la peggior politica del mondo e la più lontana dalle mie idee, nel momento in cui facesse qualcosa che ritengo giusto e che ha un effetto positivo qui in Bangladesh, sarebbe lecita una scheggia che dicesse: ha fatto bene. Ovviamente “ha fatto bene” in quella precisa circostanza e su quello specifico tema, non su tutto il resto di cui non parlo.

Tutto qui.

No, non tutto qui. Mi permetto di aggiungere che, forse, se fossimo tutti (me compreso!) più capaci di stare ai punti precisi di cui si parla, anche i nostri “dibattiti”, sia nella politica sia in ogni altro confronto di idee – anche all’interno della Chiesa – sarebbero più accurati e fruttuosi. La polarizzazione, l’immediata classificazione dell’interlocutore, che spesso conduce alla sua squalifica completa, non raramente anche gli insulti, non permettono di fare progressi, ma solo di ripetere urlando via via sempre più forte le proprie idee (penso a dibattiti televisivi e non solo, visti in Italia durante le vacanze). E con questo “predicozzo” di cui chiedo scusa, ti ringrazio di nuovo perché leggi con interesse le schegge e perchè mi hai scritto. Il Signore benedica te, i tuoi cari, il tuo impegno.