Denuncia

È del 2013 il “Custodial death prevention act” (prevenzione delle morti in custodia), una legge che permette ai cittadini di denunciare la polizia nel caso che una persona arrestata muoia durante l’interrogatorio in custodia. Dopo sette anni, il 9 settembre 2020, c’è stata la prima sentenza in materia. Nel frattempo è cambiato due o tre volte il modo di morire in custodia: prima erano infarti in serie, poi tentativi di fuga, adesso scontri a fuoco… con un totale di centinaia di morti. Nonostante la nuova legge, mancavano però le denunce: chi voleva presentarle era prontamente persuaso a non perdere tempo, minacciato, se necessario aiutato a capire la concretezza delle minacce con adeguati interventi su di lui o lei, o sulla famiglia. Se proprio insisteva, semplicemente si diceva di no. C’era tuttavia un’eccezione, pendente dal 2014. Durante la preparazione di una festa di matrimonio, due informatori della polizia disturbano alcune ragazze. Rimproverati da uno degli organizzatori, telefonano alla polizia che si precipita ad arrestare il “malfattore” Jonny, che si era permesso di richiamare il loro amico, e per buona misura porta via pure suo fratello Rocky, e alcuni altri. I due fratelli vengono legati a un palo e picchiati brutalmente, Jonny muore. Occorrono 6 mesi a Rocky per far accogliere la denuncia, e 7 anni, con incredibile tenacia, coraggio, spese per arrivare alla prima sentenza frutto di quella legge: ergastolo per i due informatori e un poliziotto, pene minori varie per altri.