Smarrimento

Sila e Rakish si vogliono bene; dicono spesso che solo questo li consola da una povertà estrema, dolorosa. Sono musulmani, hanno due figlie, vivono al villaggio di Sila. Rakish viene a trovarmi e mi racconta smarrito: “Hanno violentato la figlia di un mio vicino di casa. Tutti sanno chi sono i colpevoli, ma loro vanno in giro tranquilli: sono i due figli di una “persona di rispetto”, e gli altri sono loro amici. Sila dice che dobbiamo far presto a sposare la nostra più grande…”. “Ma… quanti anni ha?” chiedo perplesso. “Ne ha 14, e in paese tutti dicono che non c’è altro da fare”.

Pare che la pandemia abbia portato ad un forte aumento del numero dei matrimoni precoci, forse perché, non andando a scuola, le bambine corrono più rischi. La legge permette il matrimonio solo quando la ragazza ha compiuto 18 anni, ma una clausola, introdotta circa due anni fa su pressione di gruppi islamici conservatori, prevede possibili ”circostanze particolari” che rendono lecito anche il matrimonio precoce. Che cosa siano questa circostanze non è detto; non occorre fantasia per capire che si tratta di fuga della ragazza, ma soprattutto di rapimento e stupro. Il matrimonio “sistema tutto”, e “protegge”: l’idea rimane, anche se non pochi episodi di stupro includono un preludio con cattura e pestaggio del marito, che spesso è costretto poi ad assistere.

La lettura dei quotidiani da qualche tempo è impressionante: ogni giorno numerosi casi di stupro, in mille circostanze diverse: notte, giorno, villaggio, città, viottolo, autobus, fabbrica, stupratore povero e ignorante, istruito e ricco, parente, conoscente, sconosciuto, compagno di scuola o lavoro, da solo, in gruppo, a volte con torture sadiche e con la morte della donna, o bambina, o bambino. Non mancano gli stupri nelle madrasse (scuole coraniche), e abbiamo pure un prete cattolico in carcere con l’accusa di sequestro di una quindicenne. Nella vicina India già da oltre un anno c’è grande fermento, dovuto ad alcuni episodi molto gravi, l’ultimo avvenuto con una donna fuori casta. Qui non siamo da meno, e anche qui una parte dell’opinione pubblica si muove.

Non è chiaro se si sta scoprendo una realtà finora accuratamente coperta ma in atto anche prima, o se c’è un effettivo aumento di questi episodi. Aumento dovuto… a che cosa? Alla pandemia? A un imbarbarimento della vita sociale causato dalla massiccia, rapidissima urbanizzazione incontrollata? All’effetto imitazione creato da pornografia disponibile ovunque, o dalla diffusione di filmati delle loro imprese messi in circolazione dagli stupratori stessi? Forse alcuni episodi sono in qualche modo la “risposta” del maschilismo alla sua messa sotto accusa? Fra i colpevoli ci sono numerosi membri della sezione giovanile del partito al potere; nell’ultimo caso, clamoroso perché le scene fatte circolare sono particolarmente feroci, il capobanda aveva iniziato la sua carriera di noto e indisturbato delinquente nella sezione giovanile del BNP, allora al potere, ed era passato all’Awami League quando quest’ultimo ha vinto: un delinquente e uno stupro “bypartisan”… Recentemente alcuni gruppi hanno organizzato una marcia da Dhaka a Noakhali, dove era avvenuto questo fatto clamoroso. Passando per la cittadina di Feni sono stati ripetutamente assaliti da giovani del partito Awami League, appoggiati dalla polizia – che proprio nello stesso giorno aveva organizzato raduni e marce in tutto il Bangladesh per sensibilizzare i poliziotti e per dimostrare la loro volontà di contrastare gli stupri.

Tutti d’accordo nell’invocare la pena di morte, che il 15 ottobre è stata approvata. Si parla di “far giustizia”, di “vendetta”, di “dar sollievo alle vittime” e si afferma che la morte è una “pena esemplare”. Non immagino che prima di “divertirsi” massacrando una ragazza, un branco o una singola persona assatanati valutino se rischiano l’ergastolo o la pena di morte. In un delirio di onnipotenza si pensano immuni da tutto. Inoltre, chi protegge gli stupratori facendoli sfuggire alla possibile condanna all’ergastolo… non li proteggerà più se c’è la possibilità di una condanna a morte? Se gli stupri sono tanti, le denunce sono molto meno; meno ancora le indagini, meno ancora i processi, sotto l’1% il numero delle sentenze. Qualcuno avverte che la definizione del reato va cambiata e precisata, perché spesso basta un particolare per passare dalla qualifica di stupro al “tentativo di stupro” – alleggerendo molto la pena.

Ma chi sa spiegare le radici culturali di un fenomeno del genere? È possibile cambiarlo a colpi di sentenze di tribunale? Di che cosa abbiamo bisogno?