Unione Europea

La signora Rensje Teerink, responsabile della rappresentanza diplomatica dell’Unione Europea, ha spiegato che d’ora in avanti il Bangladesh, se vuole continuare ad avere i benefici dell’EBA, deve dimostrare di rispettare una dettagliata serie di “diritti umani”. Che cosa è l’EBA? Significa “Everithing But Arms” (tutto eccetto le armi), riguarda i prodotti che una nazione esporta verso l’area E.U. con esenzione da tariffe doganali. Poiché il 61% delle esportazioni del Bangladesh (prima o dopo il Brexit non lo so) va in Europa, il discorso è importante, e lo è specialmente per le fabbriche di abiti, che costituiscono l’85% delle esportazioni. Fino ad ora il Bangladesh è classificato come una LDC (Less Developed Country = nazione sotto sviluppata), ma i progressi in corso – che secondo la signora sono stati molto aiutati dalla generosa politica di esenzioni doganali esercitata dall’Europa negli ultimi decenni – prevedono un passaggio alla categoria superiore: Paese in via di sviluppo, nel 2024. Motivo di soddisfazione e orgoglio, ma anche motivo per rivedere le facilitazioni concesse, a rischio di eliminarle o ridurle, e molti si preoccupano di capire se questo creerà guai…

Si potrà rinnovare l’EBA? La Rensje Teerrink non ha risposto alla domanda, ma ha spiegato che rispetto al passato c’è da tener conto di una novità: l’Unione Europea si è data un regolamento per cui già ora, con l’EBA in corso, può applicare sanzioni “mirate”(per questa o quella ditta, o persona, o tipo di commercio…) se verifica violazioni dei diritti umani, anche se commesse fuori dal paese sede della ditta colpevole. Fra questi diritti, la sicurezza sul lavoro, le associazione dei lavoratori, ecc.: temi su cui ci sono state forti pressioni e alcuni passi avanti dopo la tragedia del “Rana Plaza”(2013), quando crollò un palazzo che ospitava alcuni stabilimenti di produzione di abiti, e morirono oltre 1.200 lavoratori.

La signora si è poi addentrata in regolamenti, sigle, leggi, statistiche che vi risparmio. Ma un concetto sembra chiaro: la EU dice di volersi impegnare non solo sul piano economico ma anche sociale e della giustizia, e il Bangladesh prende atto che la crescita significa più concorrenza e meno concessioni – anche se rimane un po’ la speranza di salvare in qualche modo capra e cavoli: crescita ed esenzioni doganali. Ci guadagnerà la giustizia?