Viaggio – 9

A Dhanjuri ci accoglie p. Livio Prete, per tanti anni vicario generale della diocesi, recentemente trasferito qui per gestire il “Leprosy Program” e per prendersi cura di un villaggio che il Vescovo vuole sviluppare facendone un centro autonomo, forse una parrocchia.

Con lui visitiamo l’area del “Leprosy Center”. La lebbra, una millenaria, gravissima piaga della storia umana, è curabile e sta scomparendo. Alla fine del secolo scorso ci fu una mobilitazione direi grandiosa di medici, ricercatori e gente comune, cui diede un notevole contributo il giornalista francese Raoul Follereau che, dedicandosi appassionatamente alla lotta contro la lebbra, fu all’origine di molte iniziative, i cui buoni frutti si vedono anche ora, in queste strutture che cambiarono in meglio la vita di tanti ammalati, e che ora – felicemente – sono diventate quasi inutili. Infatti, a Dhanjuri ora ci sono soltanto due piccoli gruppi di ammalati, uomini e donne per lo più anziani e che in certi casi, guariti ma rimasti semi invalidi, rimangono perché non hanno più riferimenti familiari. Gran parte degli spazi che pochi decenni fa erano necessari sono ora vuoti. Una piccola comunità di ragazzi e ragazze con qualche disabilità fisica ne occupano una parte, sotto la responsabilità della diocesi e con l’aiuto della Caritas, ma un futuro per loro, e anche per le strutture che ora sono disponibili, è tutto da inventare. Coraggio, p. Livio!

Pranziamo, e si riparte su strade strette, ma in condizioni discrete, per arrivare a Lohanipara, una missione che “ai miei tempi” non c’era: è la terza delle tre missioni fondate da p. Giovanni Vanzetti. Come le altre, è prevalentemente formata da cristiani Orao; attualmente il suo parroco è p. Boniface Murmu, un maturo prete diocesano, santal, che ci accoglie con molta cordialità insieme ad un diacono che trascorre in questa parrocchia un periodo di “formazione sul campo”. Dopo una bella sosta con una tazza di té, scambi di informazioni, commenti, pettegolezzi, espressioni di delusioni o speranze… prima che scenda il buio, il diacono ci accompagna a visitare i genitori di Bablu, un seminarista del PIME che studia filosofia nel seminario nazionale. Vivono in un villaggio a un quarto d’ora dalla missione, case molto semplici, di terra, tenute bene e pulite. La conversazione con questa coppia anziana ma attiva è veramente piacevole, infonde un senso di serenità e saggezza; è bello vedere la loro gioia per il figlio che ha scelto di diventare missionario, e per il quale pregano con molta fede.

Al ritorno, troviamo ad attenderci P. Danilo, prete diocesano colombiano, associato al PIME per un servizio di alcuni anni in Bangladesh. Ha lavorato prima a Zirani e ora qui, dove sta per terminare il suo periodo come “associato”. In questi ultimi venti anni, abbiamo condiviso l’impegno missionario con una quindicina di preti colombiani, che dopo un periodo di servizio sono rientrati nella loro diocesi. Per il PIME è stata ed è una esperienza bella, positiva, e speriamo che continui. In questo tipo di collaborazione con le diocesi, contano molto l’accoglienza che sappiamo riservare agli “associati”, come pure l’eco che questi preti inviano alle loro comunità, diocesi e parrocchie. Conta anche il succedersi dei Vescovi: chi arriva nuovo a volte accoglie cordialmente questo servizio missionario dei suoi preti, e qualcun altro non ne è entusiasta: la continuità non è mai del tutto garantita, anche quando l’esperienza è positiva. P. Danilo, si è dedicato, tra l’altro, a pubblicare libri illustrati di catechesi varia per ragazzi. Iniziativa che non ha trovato un terreno ben predisposto: in Bangladesh, l’uso di sussidi didattici è limitato e, salvo eccezioni, ci si accontenta di far memorizzare il catechismo, prima di conferire i sacramenti– proprio come avveniva “ai miei tempi”, anche in Italia.

Trascorriamo la notte a Lohanipara, e la mattina presto celebriamo nella piccola chiesa, bella e ben tenuta. Poi… si riparte. Ma… quando finisce il viaggio?

Tranquilli: è finito: quel giorno prendemmo a bordo una giovane passeggera che tornava a Zirani per lavorare. Partimmo, e arrivammo, felici e contenti. E questa è l’ultima puntata della serie “Viaggio”.

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