Sartorie

“Ho guadagnato in quindici giorni tutto quello che di solito guadagno in un anno!” E’ un sarto che ha avuto fiuto.

Il Bangladesh – mi dicono – è al 173esimo posto nella classifica mondiale delle nazionali di calcio, ma la coppa del mondo si avvicina e si sta ricoprendo di bandiere: sui tetti, nei campi, davanti ai negozi, alle finestre… Prevale l’ Argentina (il fascino di Maradona!), seguita dal Brasile. Qua e là qualche rara bandiera dell’Italia e della Francia. Niente altro. Già due o tre volte i giornali hanno dato notizia di gruppi che si scontrano e si pestano lottando per amore dell’Argentina o del Brasile. Le sartorie che si sono preparate comprando la stoffa ora assumono lavoratori e venditori ambulanti, che girano le città con lunghi bambù sventolanti di vari colori.

Fame

Andando di buon passo verso il centro commerciale, sorpasso un uomo, che poco dopo mi chiama sommessamente: “Padre!”. Mi volto. È giovane, non lo conosco. “Padre, voglio parlarti”. “Che c’è? M’incontri per caso, non mi conosci; se sai che sono un prete e vuoi parlarmi, perché non sei andato alla chiesa?”. Mi affianca: “Voglio entrare nella tua religione”. “E perché?”. “Nella mia tutto va storto, patisco troppo”. “Ma come patisci, per il digiuno? Che cosa non va nella tua religione?”. “Sono povero, non ce la faccio a tirare avanti con la famiglia, i genitori a mio carico…”. “Pensi che ti paghiamo per diventare cristiano?”. “Sì, lo spero”. “Sei pronto a vendere la tua religione in cambio di soldi?.” “Quando si ha fame…”.