Sorpresa

Il visetto simpatico di una bimba si avvicina al finestrino dell’auto ferma al semaforo, nel caos anonimo della città notturna. Batte sul vetro per chiedere l’elemosina e faccio cenno di no, mentre altri bimbi accorrono, e scrutano dentro. Bisogna chiedere, ma curiosare ha la precedenza. La bimba  mi coglie di sorpresa: “Tu sei P. Franco!”. Esito un attimo: “Come fai a conoscermi?”. “Sei venuto alla scuola del centro di cucito, qualche settimana fa. Dammi un’elemosina!”. “Tu vai regolarmente a quella scuola?”. “Sì”. “Allora alla fine del mese anche tu ricevi dieci chili di riso”. “Sì, certo” “Ecco, quel riso ve lo procuro io. Non posso dare soldi a tutti i mendicati, capisci? Vi aiuto attraverso la scuola. Non ti pare un buon sistema?”. “Ho capito”. Sorride con aria comprensiva, spiega brevemente agli altri bimbi, e se ne va saltellando verso un’altra auto.

Spazi

 C’è più acqua del solito, entra nelle case costruite sui rialzi più bassi, e ruba spazi alle altre. Una o due stanzette di bambù o lamiere e, dalla soglia, acqua a perdita d’occhio. Due mucche, tre capre, qualche gallina, anatre, cane, gatto, padre e madre, nonna, cinque o sei figli di varia misura e – indesiderati – serpenti e topi convivono, dormono, cucinano, mangiano, bisticciano per mesi in quello spazio minimo. Ogni tanto bisogna cambiare ci si accoccola su lunghe barchette, larghe 50-60 centimetri, da dove prendere qualche pesce, erbe commestibili, foglie da far seccare per costruire stuoie. Abbonda, insieme all’acqua, la fame. L’abitudine agli spazi minimi è utile: quando si va a cercare fortuna in città, si riesce a stare anche in 15 dentro stanzette che a noi paiono sgabuzzini. Ottimo pure l’esercizio della fame: in città ci sarà meno acqua, ma non meno fame.

Acque agitate e nuovi approdi

Infogliati
La grande pianura sud del Bangladesh è come ogni anno coperta dall’acqua. A perdita d’occhio s’estende una distesa verde di erbe galleggianti o che emergono dal fondo, costellata da isolette a pelo d’acqua abitate da una o due famiglie. Uomini, donne o bambini, accoccolati su barchettine che sembrano navigare sulla prateria, pescano o raccolgono i lunghi steli del loto, commestibili. Chilometri di imbarcamento di terra proteggono dalle maree questa parte della pianura, ma è sulla parte non protetta che dobbiamo viaggiare per andare a Tongipara, e prendere l’autobus per Dhaka. Tutto bene sul barcone a motore, finché si raggiunge la zona dove le correnti trasportano innumerevoli isole di giacinti d’acqua galleggianti. Si scansano, si passa fra l’una e l’altra, ma ad un certo punto bisogna per forza passare attraverso un’isola grande e compatta. Motore a tutta forza, mentre un uomo a prua con un lungo bambù fa forza per cercare di aprire un varco. Basta poco, e ci troviamo circondati, serrati e bloccati dalle foglie alte e carnose dei giacinti. Non propriamente insabbiati dunque, ma “infogliati”. Arriveremo a Tongipara con un’ora e mezza di ritardo.

Le nemiche
Due notizie occupano in questi giorni i media. 1) Le arcirivali Khaleda Zia e Sheikh Hasina, entrambe ex primo ministro, che non si parlano – pare – da 20 anni, ora accettano di incontrarsi e discutere i problemi del paese. Frutto delle riflessioni fatte in prigione, un anno Khaleda, e alcuni mesi Hasina? La gente non sembra ritenere possibile un’intesa, neppure in vista di praticare una politica meno violenta. Però aspetta con curiosità. 2) Il governo provvisorio ha fissato la data delle elezioni parlamentari al 18 dicembre 2008. Qualcuno ancora non ci crede.