Tozzo, irsuto, seminudo, un sacco floscio sulla spalla gobba, cammina spedito sulla strada macchiata di luci rade, ancora bagnata di pioggia, popolata di rikscia. A tratti, un grido. Forte, chiaro, lungo: “Oh amar bhaira!” – “Oh fratelli miei!”. Non rallenta, non guarda, non evita le pozze fangose, non chiede. Passa. Svolta, infine, e ancora da lontano giunge quel grido, e ancora. E ancora. “Oh fratelli miei!” Forse ancora uno giunge fioco, confuso col frastuono lontano delle auto; o forse è lo stesso grido che ora è dentro di noi mentre la vita sulla strada riprende e cancella.