Quadriennio

‘Superiore” è una parola che non ci piace, e non esprime la nostra realtà; la usiamo per non sprecar tempo a cercarne un’altra, convinti che i fatti valgono più delle parole. Così anche noi missionari in Bangladesh abbiamo un “superiore” e l’11 novembre scorso, quattro anni dopo che l’incarico era stato affidato al sottoscritto, abbiamo eletto il successore: p. Michele Brambilla, e il suo consiglio. Abbiamo dato uno sguardo al quadriennio passato per capire in quale direzione andiamo.
Nel novembre 2011 eravamo 33 di cui 30 preti e 3 fratelli laici. Oggi siamo 29, di cui 25 preti e 4 fratelli. “Sorella morte” ha preso con sé p. Enzo Corba, p. Carlo Calanchi e p. Gregorio Schiavi; 9 missionari sono stati trasferiti per operare in Italia con incarichi diversi, o rientrati in Colombia, al termine del “contratto di associazione”. Nello stesso periodo sono arrivati 8 missionari: 5 rientrati dopo aver svolto servizio in altri paesi, 1 di prima destinazione, due nuovi associati. Eravamo 27 italiani, un brasiliano, un camerunese, 4 associati colombiani; oggi siamo 24 italiani, un brasiliano, un camerunese, un bangladeshi, richiamato dal Cameroun per qualche anno di servizio nel suo paese, 2 associati colombiani. Il numero quindi è calato, ma “in compenso” è aumentata l’età: su 29, abbiamo 11 ultrasettantenni, e il nostro vivace decano è ultraottantenne.
Siamo presenti in tre diocesi, avendo lasciato la diocesi di Chittagong, dove era rimasto soltanto uno di noi. Svolgiamo una varietà di servizi di prima evangelizzazione fra gli aborigeni, di pastorale, formazione scolastica, professionale e religiosa, di cura e attenzione agli ammalati, al mondo del lavoro e ai bambini in strada, di formazione al risparmio con le “Credit Unions”, di animazione missionaria.
In 4 anni abbiamo effettuato vari trasferimenti “ordinari” secondo le indicazioni dei vescovi, abbiamo passato alle diocesi tre realtà fondate da noi: due centri di formazione e una missione; stiamo gradualmente affidando alle diocesi il “Sostegno a distanza” (adozioni), pilastro economico di scuole e ostelli nelle diocesi di Rajshahi e Dinajpur.
Ci hanno affidato nuovi incarichi, compresi due sottocentri e due parrocchie. Le attività ecumeniche e di dialogo segnano il passo, mentre ha preso forma il “Centro Gesù Lavoratore” alla periferia di Dhaka. Siamo in difficoltà a provvedere personale per dirigere l’ospedale diocesano di Dinajpur, e la scuola tecnica di Rajshahi. A causa di visti non concessi, non siamo riusciti d avere personale ALP, che sarebbe molto prezioso.
Nelle nostre due piccole “comunità vocazionali” studiano 13 giovani di “Intermediate” e 11 di college. Sette sono stati accettati come seminaristi PIME nel seminario di filosofia nazionale; due studiano teologia a Monza, uno è stato ordinato prete quest’anno e destinato alla Papua Nuova Guinea. Fra i membri del PIME nel mondo si contano un fratello e tre preti di nazionalità bangladeshi.
Impossibile contare celebrazioni, sacramenti, preghiera, contatti, aiuti, sacrifici, peccati, buona volontà, delusioni, colloqui, tempo perso, amicizie, conflitti. Lasciamo il bilancio al Signore.