Assedio

Sono bastati pochi mesi da quando i primissimi “smartphone” hanno iniziato la loro trionfante conquista di centinaia di milioni di clienti di ogni età, sesso, nazionalità, linguaggio, professione, condizione economica, religione, opinione politica, stato sociale, condizioni di salute… ed è iniziato l’assedio: ma come, non hai lo smartphone? Dapprima non osavo chiedere che cosa fosse, poi me lo misero in mano, e un caro amico che sta a Hong Kong dedicò parecchio tempo a spiegarmi quante cose può fare, e come, con innegabili vantaggi pratici, cercando di convincermi che anche io posso imparare. Alla fine mi diede il colpo di grazia: me lo regalò. Fu così che – tornato in Bangladesh con lo smartphone – tutti mi dissero: finalmente! Mal gliene incolse, perché dovettero poi perder tempo e pazienza a spiegarmi e rispiegarmi come usarlo, ricominciando cento volte. Alla fine lo regalai a mia volta (e mi scuso pubblicamente con chi me lo aveva donato), ma ricominciò l’assedio, che si è intensificato durante le mie vacanze in Italia, appena concluse.
Devo ammettere che a volte ho sfiorato il crollo delle possenti mura che impediscono agli assedianti di vincere… Dopo due mesi di assenza dal Bangladesh, ho telefonato a Bibha. Fa la bidella a mezzo tempo, e poi corre a far pulizie presso varie famiglie, due ore qua e tre là per avvicinarsi all’impossibile, cioè far quadrare i conti. Ha due figlie che studiano, e il marito gravemente malato di reni. È di lei che ho parlato in una “scheggia”, lei che ogni tanto si prende qualche bastonata da creditori che non si rassegnano ad accettare la realtà: i soldi non li ha e non potrà mai sanare i suoi debiti. Le ho chiesto come sta, ma c’è voluto parecchio a persuaderla che ero proprio io e che telefonavo a lei, proprio a lei, e proprio dall’Italia! M’ha detto che il marito sta peggio, ha bisogno di un ricovero, di altre medicine e soprattutto della dialisi, e ha aggiunto altri problemi poco allegri. Ma era così incredula e contenta che mi fossi ricordato di lei, che non la finiva più di ringraziare, emozionarsi, cinguettare e balbettare. Finché mi ricordai che il tempo passava, la spesa cresceva, e tagliai corto. Chiuso il cellulare mi fulminò un pensiero: con uno smartphone e il WhatsApp, avrei potuto lasciarla parlare più a lungo, e senza spesa (dicono). La mia granitica resistenza vacillò: che sia il caso di… Mi ripresi subito: “No, sta tranquillo: che te ne fai dello smartphone con il WhatsApp, se tu lo hai, ma lei no?” Rimasi fermo nella mia decisione di comprare quell’aggeggio soltanto se e quando ne metteranno in commercio uno che può prepararmi anche il caffè con panna. Ma…
Prima di ripartire per il Bangladesh, mia nipote Sara proditoriamente me ne ha regalato uno. Penso che conosca bene la storia del cavallo di Troia…

p. Franco Cagnasso