Ci rinuncio

La mia prima Celebrazione Eucaristica a Zirani, il centro per i lavoratori che il PIME sta formando a circa 40 chilometri da Dhaka, finisce poco prima delle 18, e subito m’avventuro su un autobus locale che bene o male arriva all’EPZ, la zona industriale franca. Poi trovo persino un posto a sedere su un bus che non so da dove arrivi e probabilmente non dovrebbe raccogliere passeggeri in quel posto. Il percorso non è del tutto nuovo per me: mi viene in mente una scheggia che ne scrissi anni fa, quando scoprii con stupore che nonostante gli orrori di quella zona… stavo volentieri in Bangladesh.
Mi riprometto di guardarmi intorno con attenzione, per dare alla luce un’altra scheggia. Rimugino per quasi due ore, mentre il bus mi sconquassa le ossa. Vorrei dire – ma come? –  i chilometri di immondizie che ornano le due scarpate della strada dall’inizio alla fine. Gli odori che si susseguono: chimici, marci, pesanti, e ogni tanto un improbabile, delizioso  profumo di frittelle, per pochi secondi. Il fumo denso, caldo, irrespirabile degli scarichi mescolato alla finissima e densissima polvere della strada. Il rumore, come definirlo? Rombo ininterrotto, strombazzare folle, chiasso ossessionante…? Scriverò “traffico caotico”? Ecco, così uno pensa a Napoli e ritiene di aver capito, mentre non ha capito nulla… E il brutto, quel brutto che ti avvolge da ogni parte senza interruzione, ti rende triste, dandoti un’angoscia sottile, e non sai perché – come esprimerlo? I passeggeri in piedi ciondolano, sembrano rassegnati ma esplodono in piccole risse improvvise, senza ragione. M’arrabbio con me stesso, inseguo le parole e le scarto una dopo l’altra perché non dicono… che cosa? Salto giù dall’autobus che mi lascia in mezzo alla strada perché fa troppa fatica ad accostare, cammino verso casa e mi convinco che non trovo le parole perché neppure io so che cosa sto vivendo. No, non descrivo nulla. Ci rinuncio.

1 pensiero su “Ci rinuncio

  1. Ho visitato per pochi giorni il Bangladesh, e questa sua scheggia di vita mi fa riassaporare quello che ho provato in quei giorni. Il punto di forza di tutto, il culmine della giornata era il momento della Eucarestia. Li’ tutto il trambusto e l’arduo di questo paese prendeva luce e senso diverso. Grazie per le sue schegge.

I commenti sono chiusi.